Morfologia e sintassi

Uso della preposizione ed (2)

In una sintassi autenticamente bolognese, gli aggettivi non direttamente connessi a un sostantivo o al verbo ser "essere" sono retti dalla preposizione ed (eventualmente nelle forme del partitivo):

ttt i d l snpr ed qualla
ai n nna dl nvi
ads a t n in dgg nna dl bli

tutti i giorni cos (lett. sempre di quella)
c' una novit (lett. ce n una delle nuove)
adesso te ne dico una bella (lett. "una delle belle")

Si consideri anche il proverbio:

I sant ch'i mgnen, i can ch'i drmen, i mln ch'i pssen, an i n gnanc n di bn s'n amatssen

  I santi che mangiano, i cani che dormono, i meloni che pisciano [acquosi], non ce n' nemmeno uno di buono [lett. "dei buoni"] se non impazziscono [cio bisogna tenersene alla larga]

Il periodo ipotetico

Si pu ottenere con una frase al congiuntivo introdotta da se pi una frase al condizionale, come in italiano:

s'al custss manc a l cunprarv
sa fss pi żuven a t farv vdder m
se la Mar la fss pi bla la srv ble spuṡ con Andrcco

se costasse meno lo comprerei
se fossi pi giovane ti farei vedere io
se la Maria fosse pi bella sarebbe gi sposata con Enrico

ma si pu costruire anche con la forma interrogativa al posto di se pi congiuntivo:

custssel manc a l cunprarv
fssia pi żuven a t farv vdder m
fssla pi bla, la Mar la srv ble spuṡ con Andrcco

 Il congiuntivo ottativo

Serve ad esprimere un auspicio, e si costruisce col congiuntivo non introdotto da se:

sppet bandatta!
fssel vaira!
dscurss un nżel!
pustarabr!

sii benedetta!
magari! (lett. "fosse vero!")
magari! (lett. "parlasse un angelo!")
accidenti a te! (lett. "possa tu arrabbiare")

Va osservato che, in questi esempi, il congiuntivo ha spesso una forma che ricorda quella interrogativa degli altri modi e che in genere proprio al congiuntivo non si usa: sppet l'unico modo di fare l'imperativo di 2a pers. sing. "sii" (tranne st attestato da Pietro Mainoldi ma ormai tramontato), e anche fssel equivale a fss "fosse" con l'inversione del clitico tipica delle frasi interrogative

Le operazioni matematiche

4 + 3 = 7        qutr e tr st, oppure qutr e tr f st oppure qutr e tr d st oppure quter pi tr (f/d) st
7 - 3 = 4        tr da st quter oppure tr da st f quter oppure tr da st d quter oppure st manc tr (f/d) quter
3 x 7 = 21       tr v st ventin oppure tr par st ventin
21 : 3 = 7        ventin div
ṡ tr f st oppure ventin divṡ tr d st

Uso del numerale

Al punto 6.4 del Manuale si descritto l'uso del partitivo. Va aggiunto che in alcuni casi si usa il numerale "due":

sv d frad?
nli du amghi?

siete fratelli?
sono amiche?

Si osservi che questo uso di "due" ricorre anche al posto di "un paio":

veh che bl pr ed brg

oppure

veh che du bli brg

guarda che bei pantaloni!

Tutto questo per una scarsa propensione del bolognese a omettere completamente una specifica di quantit nel plurale: se mancano l'articolo, il partitivo o altri specificatori come socunt "alcuni", entra in gioco questo "due".

Altri usi dei numerali

A volte si usano i numerali per vari usi espressivi. Ad esempio, nelle canzoni di Fausto Carpani c' un ventznc par trnta, che un panino che lui ordinava a suo tempo, con le relative dimensioni. Ancora:

l n da zncu'e tr t
l un zncu'e tr t

l un qul da zncu'e tr t

eh, s, zncu'e tr t!

u, zncu'e tr t!

una persona approssimativa
" "     "             "

una cosa di poco valore, una cosa raffazzonata

(iron.) figuriamoci!

accidenti, che roba! (es. riferito a una persona autorevole)

Negli stessi casi di zncu'e tr t si usa st e qutr nng'.

Linversione e le domande

Come si detto al punto 5.5 del Manuale, le domande dirette richiedono linversione dellesp. sogg., ma non le domande indirette. dunque importante saper riconoscere le domande indirette anche quando non sono tanto evidenti come tali:

parch stt l?
parch et st l p (m a n al s br
a)...
perch stai l? - domanda diretta
perch stai l poi (proprio non lo so)... - domanda indiretta

Anche le domande che ripetono l'affermazione dell'interlocutore non sono soggette a inversione:

a n sn bra vgn parch avva pra
t avv pra? mo d csa!

a fg al lardarl
lardarl l dtt?

t ft i cnpit ttt al d t dtt?
e alura parch t ciap un brtt vud?

non sono venuto perch avevo paura
avevi paura? ma di cosa!

faccio il salumiere
salumiere ha detto?

hai fatto i compiti tutto il giorno hai detto? (affermaz. ripetuta, senza inversione)
e allora perch hai preso un brutto voto? (con inversione)

Attenzione: ha detto che fa il salumiere? si dice l dtt chal f al lardarl?, poich non si sta ripetendo l'affermazione dell'interlocutore, ma si sta chiedendo cosa questi abbia detto (cio si introduce una domanda di tipo differente).

Fra queste sfumature si creata una zona grigia di casi che possono avere l'inversione (meglio) o possono anche non averla (meno bene):

mo quanti vlt a t da dr, ucart, che la marcanz la s mtt a pst puld!? oppure mo quanti vlt t ja da dr, ucart, che la marcanz la s mtt a pst puld?!, entrambe col significato di ma quante volte ti devo dire che la merce si dispone per bene!?. Nel primo caso unesclamazione esasperata, e non ci vuole linversione, nel secondo caso una domanda (altrettanto esasperata), e ci vuole linversione.

Uso della preposizione da

Come in italiano, per consumare i vari pasti abbiamo fr clazin fare colazione, dnr pranzare e znr cenare, nonch andr a fr clazin, andr a dnr, andr a zanna andare a colazione, a pranzo, a cena. Con fr da si esprime invece la preparazione dei pasti:

csa ft da dṡnr?
l ura ed fr da zanna
in pst ed fr da brd a fg da stt
cosa prepari per pranzo?
ora di preparare la cena
anzich preparare il brodo faccio la pastasciutta

Si noti inoltre:

inc a mgn da brd
inc a mgn da stt
oggi mangio una minestra (in brodo)
oggi mangio la pastasciutta

Per la preparazione di colazione e merenda invece si usa la costruzione italiana:

a vg a preparr la clazin/la mrannda vado a preparare la colazione/la merenda

Uso della preposizione da

Oltre a avair a che fr si pu dire avair da fr:

avn a che fr con un criminl di pi grand!
avn da fr con un criminl di pi grand!
abbiamo a che fare con un criminale di prima caratura!
abbiamo a che fare con un criminale di prima caratura!

La costruzione sa sn m

Significa se fossi al suo posto:

sa sn m a l cz fra din c
sa fss m a l cazarv fra din c
sai ra m a l cazva fra din c
sa fss st m a l arv caz fra din c
se fossi al suo posto lo caccerei di casa
se fossi al suo posto lo caccerei di casa
se fossi stato al suo posto lo avrei cacciato di casa
se fossi stato al suo posto lo avrei cacciato di casa

La preposizione ins

Viene da in + s e oggi si usa solo in espressioni fisse come ins d p su due piedi e str ins qualla stare sul chi vive. In altri dialetti si usa molto di pi accanto o al posto di int (ad es. a Bobbio).

La preposizione ed (1)

Oltre al prevalente cunvnzer a si sente anche cunvnzer ed: a l cunvnt a str chlum lho convinto a stare calmo e t an um p bra cunvnzer ed fret lżer al m diri! non puoi convincermi a farti leggere il mio diario!. Per altri usi di ed divergenti dallitaliano, cfr. punti 4.6, 7.1 e .5 del Manuale.

La congiunzione es

A quanto detto al punto 5.1 del Manuale aggiungiamo che, leggendo le Novelle popolari bolognesi di Carolina Coronedi Berti (1874) si osserva come lautrice ne facesse un uso sistematico, omettendo in compenso lesp. sogg.!

L'infinito in funzione di soggetto

Quando una frase ha come soggetto un verbo all'infinito, questo viene preceduto da una a. Abbiamo esitato a stabilire questa regola, dal momento che oggi nulla vieta di omettere la a, ma resta il fatto che a livello popolare, non riflettuto, questa compare sempre: quando si chiede a un dialettofono come si dice "fare", molti rispondono a fg, cio "io faccio", pi concreto dell'infinito. Se si insiste i parlanti capiscono, e immancabilmente esclamano: "Ah, ai cap, a fr!". Lo stesso succede con tutti gli altri verbi, e questo non solo a Bologna, ma in tutta l'Emilia.

Questa difficolt del parlato popolare a usare l'infinito in funzione di soggetto se non preceduto da a si rispecchia cos sistematicamente in proverbi e canzoni che abbiamo deciso di farne una regola, per quanto non seguita dai pi acculturati:

e a fr l amur / s'an i la panza pṅna / l come fr l arst snza l parnṡ e fare l'amore se non c' la pancia piena come fare l'arrosto senza le pernici (da L'Inserenta ed Fauln, cantata da Quinto Ferrari)

a ciapr una dna in parla l cme ciapr un'anguella par la c prendere una donna in parola come prendere un'anguilla per la coda (proverbio)

Anche nell'italiano di Bologna parlato dai pi anziani e di basso grado d'istruzione si sente a lavorare fa bne e simili.

Preposizioni 4

Sappiamo dal Manuale (punto 27.6) che "con me, con te, con lui/lei, con noi, con voi, con loro" si dicono mg, tg, sg, nsc, vsc, sg. Al giorno d'oggi si sentono pi spesso (almeno in citt) gli italiani con m, con t, con l, con l, con nuter o con n, con vuter o con v, con lur, ma le forme mg, tg ecc. sono tuttora le pi genuine. Ciononostante, esiste un caso in cui non si possono usare, cio quando il complemento di compagnia ulteriormente specificato, ad es. da una frase relativa o da un aggettivo. Esempi:

a n ps bra lavurr con l ch'la m st snpr atc!
a n ps br
a lavurr con l snpr atc!
cum fghia a fr al lt con t ch't i st in vatta?
m mder l'ra a c con m cinn
non posso lavorare con lei che mi sta sempre attaccato!
non posso lavorare con lei sempre attaccato!
come faccio a rifare il letto con te che ci stai sopra?
mia madre era a casa con me piccolo

Preposizioni 3

In spagnolo, la preposizione por "per" si usa anche quando in italiano ci vuole "perch" + verbo essere. Esempi:

ha sido denunciado por ladrn
lo ha hecho por violento
stato denunciato perch un ladro
lo ha fatto perch un violento

Qualcosa del genere possibile anche in bolognese. Si tratta di una costruzione rara, ma di cui abbiamo gi trovato due esempi, uno proveniente da una poesia pubblicata dal bolognesissimo Guido Zamboni, un altro lo abbiamo sentito sulla montagna bolognese (precisamente a Gaggio, da cui la trascrizione per ōrb, cui corrisponderebbe par rb in bolognese cittadino):

par nbb
per ōrb
perch snob
perch cieco

Il plurale dei nomi alterati

Alle regole date nel Manuale quanto al plurale dei nomi, va aggiunto che le forme alterate femminili in -na, -za fanno sempre -ni, -zi:

dunna-dunni, cudghna-cudghni, dunza-dunzi, pundgza-pundgzi "donnina/e, cotichina/e, donnaccia/e, topaccia/e". Diversamente dal plurale delle altre parole femminili, questa regola non ha eccezioni.

C' per anche chi preferisce dire -n: si tratta di una variante individuale, ma noi consigliamo di seguire la regola, evitando cos errori.

Uso di qu, l, l

L'uso dei tre gradi di distanza di cui al punto 8.5 (anche in interazione coi pronomi dimostrativi personali di cui al punto 30.6) dev'essere coerente: "quello ancora l" si dir lu-l l anc l, e non *"lu-l l anc l", perch l e l indicano diversi gradi di distanza.

Alcuni verbi particolari

Alcuni verbi che si trovano in genere all'infinito ma che, volendo, si possono coniugare:

crer "creare"

m a cri
t t cri
l al cra / al cra
n a cren
v a cre
lur i cren

sglier "scegliere"

m a sli
t t sli
l al sli
n a seglin
v a segl
lur i sglien

laureres "laurearsi"

m a ti la lurea
t et t la lurea
l al tl la lurea
n a tuln la lurea / a s lauren
v a tul la lurea / a v laure
lur i tlen la lurea

Per v a segl i parlanti sono in dubbio e hanno ricostruito questa forma pi che indicarla come realmente usata, in quanto preferiscono dire a tul "prendete" o usare una perifrasi. Va osservato che il termine genuino per "scegliere" in bolognese dlżer (dal lat. diligere), che si coniuga regolarmente (cfr. appendice verbale del Manuale). L'arrivo dell'italianismo sglier, per quanto semidifettivo, ha per messo in crisi l'uso di dlżer in varie forme, soprattutto l'infinito e il participio passato (dove si usa ormai solo slt al posto dei vecchi adlt o adltt).

dvair "dovere"

m a dv / a dvv
t t dv / t dvv
l al dv / al dvv
n a dvn
v a dv
lur i dven

crudr "cadere"

m a crd
t t crd
l al crd
n a crudn
v a crud
lur i crden

 

Per "dovere" in bolognese genuino si usano perifrasi o altri verbi, come avair da, tgnr ecc. Un tempo esisteva per un dottismo dvair, ancora possibile per quanto raro all'infinito, coniugato come indicato in tabella. Per crudr la 3a persona al crd strana, ma tipica del dialetto cittadino, mentre in campagna c' la pi regolare al crda.

Aggettivi dimostrativi

Al punto 8.4 del Manuale si parla degli aggettivi dimostrativi, dando forme diverse per genere e numero: ste o st gt, sta gta, sti gt, stl gti "questo gatto, questa gatta, questi gatti, queste gatte". A questa regola va aggiunta la possibilit, di probabile origine rustica ma riscontrabile anche in certi parlanti cittadini, di usare sempre ste indipendentemente da genere e numero: nelle sue canzoni, Quinto Ferrari canta ste fammna "questa femmina", ste dulr "questi dolori" ecc.

Ausiliari

A quanto detto sugli ausiliari ai punti 13.2 e 17.9 del Manuale occorre aggiungere un'osservazione. Con as "si" impersonale si usa, analogamente all'italiano, l'ausiliare ser, ad es. dpp ch'as magn l bl fr gabanla "dopo mangiato bello fare un pisolino" (lett. "dopo che si mangiato"). In questo caso per altrettanto frequente e corretto dire dpp ch'as magn (lett. "dopo che si ha mangiato"), dal momento che magnr vuole in genere ausiliare avair, es. ai magn "ho mangiato".

Contrariamente ad altri dialetti emiliani e veneti non si pu invece usare avair quando "si" riflessivo o pronominale: al s liv l'unico modo di dire "si alzato" (cfr. invece il ferrarese rustico al s alv e al s sant "si seduto", lett. "si ha alzato, si ha seduto").

Concordanza di ble "gi"

Fino a poco tempo fa i pi anziani potevano dire, per "sono gi vecchi, gi morti, gi nuovi" ecc., oltre a i n ble vc', ble mrt, ble nv, anche i n b e vc', b e mrt, b e nv, alla lettera "sono belli e vecchi, belli e morti, belli e nuovi". Il fenomeno di concordanza di ble, che risulta solo al plurale maschile, era dovuto a un'analisi inconscia (ed etimologicamente corretta) dei parlanti per cui la parola significa "bello e" (cfr. italiano "bell'e pronto"). In effetti in bolognese antico "gi" si diceva ż (come ancor oggi in ferrarese, accanto a bla), poi sostituito da ble in tutte le posizioni, anche quella finale di frase, ad es. a l s ble "lo so gi" (in italiano non si pu dire *"lo so bell'e").

Concordanza di ct "cosa"

In bolognese ct significa "coso, aggeggio, affare" e ctalr "cosare, trafficare". Il sostantivo ct riferito alle persone sia maschile che femminile: cal pver ct "quel poverino", pvra ct! "poverina!".

Sentito come scorretto e popolare, esisteva per fino a poco tempo fa anche la forma femminile ctla: la ctla "quella tale", cla pvra ctla "quella poverina". La quasi totalit della popolazione diceva comunque ct anche al femminile, e oggi la totalit.

Esclamazioni con gli aggettivi dimostrativi e gli articoli indeterminativi

In bolognese, le esclamazioni del tipo "quante storie!" oppure "ha tanti soldi (che non lo sa neanche lui)" vogliono  l'aggettivo dimostrativo: eh, quanti ed cl stri! (lett. "eh, quante di quelle storie!"), l tant ed chi quatrn ch'an al s gnanca l (lett. "ha tanti di quei soldi").

Vuole invece l'articolo indeterminativo la costruzione "razza di" al singolare:

rza d un farabtt
mo che rza  d un inbezll!
rza d una scunzia!

rza d un ninn!
rza ed ninn!

razza di farabutto
ma che razza d'imbecille!
brutta smorfiosa!

razza di maiale! (sing.)
razza di maiali! (plur.)

Preposizioni 2

Oltre a inparr a e insgnr a esistono anche inparr ed e insgnr ed, che a volte si trovano anche nell'italiano di Bologna:

a vi inparr ed dscrrer al bulgnai
insggnum bn ed sunr la chitra!
voglio imparare a parlare il bolognese
insegnami a suonare la chitarra!

Preposizioni 1

Al punto 19.5 del Manuale dato un elenco di preposizioni. Fra queste, dr da "dietro a". Oggi in linea con l'italiano si pu anche dire dr a, ma occorre fare attenzione al fatto che in bolognese genuino c'era differenza di significato tra dr da e dr (a):

al s arpiat dr dal ss
a vg dr da cl lber

dr a Raggn
dr al
r
żen, dr la str

dr a cla partda l

si nascosto dietro alla porta
vado dietro a quell'albero

lungo il Reno, lungo via Riva Reno
lungo l'argine, lungo la strada

in seguito a quella faccenda

Per "lungo" si pu anche dire ed lng da, ad es. ed lng dala str.

Inoltre, dr a significa anche "dopo" nel senso di "a causa di, in seguito a", es. dr al falimnt, ai tuch d zarchr da lavurr "in seguito al fallimento, ha dovuto cercare un lavoro", dr ala promozin, al cipa un vaniżn ed bajc "dopo la promozione, guadagna tanti soldi".


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