Armiṡdanza Una scrna con in vatta una mccia ed lber Miscellanea

In sta pgina che qu a mitn dal materil come ṡladeṅnalngua, cnti, filastrc, canzuntt da ustar, pruvrbi, fl e v ed ste ps. Mands bn qu ch'a v arcurd! - In questa pagina mettiamo scioglilingua, conte, filastrocche, canzoni da osteria, proverbi, favole e cos via. Mandateci quelli che ricordate voi!

Ṡladeṅnalngua - Scioglilingua

Tta, t at ttta tnta, t at ttt nt un tc!
Sai vgnss Ulss chvlss cl ss lss d nṡ chlṡ, djel!
Mo che b cav chav! Vlv cha v i chva v, chi b cav chav?
M a sn t e t t m. Chi pi en: m o t?
Avva una zcca scarafazcca da fr scarafazuchr, and dal msster scarafazucadur da zcc, mo al n ra bra in c. Alura a turn a c e a m la scarafazuch da par m, e l'ra scarafazuch acs puld ch'la parva scarafazuch dal msster scarafazucadur da zcc.

Qussti che qu i n st invent da Fedrg Galn, anc cme ajt ortogrfic par savair cum as f a adruvr i puntn - I due che seguono sono usciti dalla fantasia di Federico Galloni, che li ha pensati anche come indicazione ortografica circa l'utilizzo del puntino:

Cgnusv m cuṡn ?
Al s cima Maṡn.
L vnt un cusn
A żughr a masn.
Dla rba da znr,
In dṡmmber o in żnr,
St n in trv prtn a c
Cha sn quṡi znt.
A v salt bna żnt.

Cnti - Conte

Arn, butn, sal, limn, żanfrn, żanfrn, cla garavla, tudssc, divel e pass.

Variante segnalata da Amos Lelli:

Pin piṡl
dal li bl
dal li fn
p slta Martn,
galṅna zpa
slta la fipa
r
n butn sal
mttm a lt ch'ai magn,
limn żanfrn
żanfrn żanfrn

cla garavla tudssc
divl e pass
fra tudssc.

Conta segnalata da Luigi Lepri:

ra, ra,
butr e butra,
gggi-gggi padelra,
ccc e t ciacc.

Conta-filastrocca segnalata da Luigi Lepri:

Pssa pisla
colora s bla
colora s fina
per santa Martina
la bla Pulinla
v s par la schla.
Schla scaln
la panna dal pavn,
la sctla dal mr,
la bla zit.
Re, figlio d'un re,
mettiti dentro a questo pi
che-ti-tocca-(proprio)-a-te.

Conta segnalata da Anna Neri (La Nccia ed Caṡalcc')

Ai bi, tumisti,
T e m, cunpagn
Timirco, ticotco
Ai bi, z bff
Sprn sprn, fuṡll e cann
Buongiorno padrn!

Żg - Giochi

Patja (detto anche chva in patja, in italiano tradotto con "camicia", da cui il dialetto ha riformato chva in camṡa o anche solo camṡa):

Si gioca in due con le carte da briscola: 20 per uno, mazzetto coperto. Quello a cui tocca scopre una carta: se diversa da 1, 2 o 3, il gioco passa a quell'altro che, a sua volta, ne scopre una e cos via. Quando la carta un asso, un due o un tre, quell'altro passa una (due o tre) carte all'avversario che le mette sotto il suo mazzetto insieme a tutte le carte (non 1, non 2 e non 3) che si sono ammucchiate sul tavolo. Il primo che finisce le carte rimane in "pataja" (cio in lembi inferiori di camicia, per estensione in camicia, vale a dire senza pantaloni o simili metafore per significare che si stati privati delle carte) e ha perso.

Masn

Gioco molto diffuso nel Bolognese Si gioca in quattro, tre contro uno, con stesse regole di base del tressette. Si danno 9 carte a testa e quattro in tavola. Chi ha buone carte (da tressette) "va su" (al v s) e cio decide di giocare solo. Prende le quattro carte sul tavolo e ne scarta altre quattro tenendole come gi conquistate. Poi inizia il gioco: vince (o il giocatore solo, o i tre) chi cattura pi figure (asso da tre figure; due, tre, fante, cavallo e re da una). La presa dell'ultima mano vale tre figure.

Filastrc - Filastrocche

Al st ch'ali t al msster nv al dṡ ch'li nng' di p i n dgg'?

Filastrocca infantile sulle dita della mano, segnalata da Roberto Serra:

Quasst l al dd manln, [toccando e mostrando al bambino le singole dita]
quasst l al dd dl anl,
quasst l al dd dal didl,
quasst l al dd dlagccia
e quasst l al dd scuezzapllṡa
[schiacciando scherzosamente il naso al bambino, col suo pollice]

Filastrocca infantile sulla mano, segnalata da Roberto Serra:

La manna mta
la pccia chi la cta,
la cta al s padrn:
[punf!] la i d un bl scupazn!
[battendogli la mano sulla testina]

Filastrocca infantile tratta da G. Ungarelli e sentita personalmente da Luigi Lepri:

Burta, burta,
la pssa de la gta,
la pssa dal gatn,
burta buratn.

(Spiegazione di Amos Lelli: La msa: al ragazl, a sder in vatta ai żnc, pril dala banda dla mma, l ra tgn strcc puld pr l manṅni chl vgnven tir, prmma nna e p cltra. Prmma pian piann e p, quand as arivva a burta buratn, in fria in fria scusnd al ragazl, ch'al n asptva ter, e ch'al s mitva a rdder ttt cuntnt. Quand as arva al ltum vrs as f una puṡa cinṅna, acs l aumnta al gudil).

Filastrocca infantile che Luigi Lepri sentiva da sua madre e dalle sue zie:

Man mrta, man mrta,
pccia ala t prta,
pccia al t purtn,
pnf un scupazn!

Due filastrocche infantili segnalate da Amos Lelli:

[Toccando, successivamente, occhi, orecchie, bocca e naso al cinno]

Ucn bln bln
quasst l s fradln
Urcṅna blṅna blṅna
quassta l' s surlṅna
quassta l' la prta
quasst l al canpann
ch'al f dn dn dn dn
[scuotendogli il nasino]

[Davanti a una lumaca]

Lumga lumga
tra fra l quter cren
nna par m
nna par t
qualli ch'ai avanza
di a t mar.

Due filastrocche infantili segnalate da Anna Neri (La Nccia ed Caṡalcc')

Trotta Trotta
Si prende in grembo a cavalcioni il bimbo facendolo saltellare

Trotta trotta
Birbalotta
un furmi
e una ricotta
un parl ed tajadl          (suspense)
par rinpr l tu budl!!!      

Tenendolo ben stretto si fa finta di far cadere il bimbo grattandogli il pancino. Il piccolino o piange o ride a crepapelle (se piange, meglio smettere). C anche un cambio di finale: Tra la panza col matarl! In questo caso si torce la pancina del bimbo, senza fargli male

Pirn dala Sprta

Sempre col piccolino seduto a cavalcioni, facendolo dondolare:

Ai ra una vlta
Pirn dala sprta.
La sprta la s rtta,
Pirn ai ra stta
e lAnna ai salt in vatta!

Il nome quello del bimbo che si fa saltellare e tenendolo ben stretto si fa finta di farlo cadere.

Filastrocca segnalata da Anna Neri (La Nccia ed Caṡalcc')

Nadaln l un bn cunpgn
Parch al vn una vlta al n
Mo sal vgnss una vlta al maiṡ
Al srv larvṅna dal pajaiṡ.

Filastrocca scherzosa sentita da Luigi Lepri in osteria negli anni 55-60:

(era recitata nelle riunioni conviviali, avendo attorno un po' di persone perch a una di queste andava affibbiato un calcio contemporaneamente all'ultimo verso):

La bla vilna
la pianta la fva,
quand la la pianta
la pianta cos,
l'adcua cos,
la zpa cos,
la tja cos,
la vlta cos,
la bt cos...
l'arbt(e) cos (e si sferra il calcio o lo scappellotto).

A ognuno dei versi, chi li dice fa di volta in volta l'atto di piantare la fava, annaffiarla, zapparla, e cos via. Per tenerla lunga e aumentare l'attesa, ogni verso pu essere ripetuto pi volte secondo l'estro di chi parla.

Filastrocca segnalata da Amos Lelli

li ur

Sṅna lura ala Zartuṡa
sṅna l du, li n bat
sṅna l trai, li n sint
sṅna l quter a San Icum
sṅna l zncu'a San Iaznt
sna l s a San Mat
sṅna l st a San Iuṡf
sna li t a San Iacb
s
na l nv a San Rc
s
na l d ala prta dal Parad
s
na li nng al'Uservanza
s
na l dgg ala prta santa.

Cus' mi ttti stli ur?

L' la Madna chl partur
l' partur un bl banbn
bianc e rss e rizuln. 

La Madna ala fnstra
con tr curdn in tsta:
al pi bl ai casc int al mr
san Giovni al l and a truvr.
Al truv una panna d r
al la mss in vatta ala rda
la rda si pril
tutto il mondo si scos.

Stranbcc' - Bisticci dialettali

* du e du scucuer, e d uṡ, e du c, e du gg' (conta volgarotta)
* vuṡen = vuter
* grtmel = grzie
* v dri! = augri!
* d prz = d pr
* Viri Buṡuntis = Viribus Unitis
* buṡggna avair paznzia = biṡggna avair paznzia
* du e du scucuer = du e du quter (scuacuarla "deiezione liquida")
* bastrnz = bastn (al gioco della briscola)
* andr a Caṡalcc' = andr a c
* pistulzz = piculzz
* a sn ble inpargn = a sn ble inpgn (inpargn "messa incinta")

Scongir - Formule apotropaiche

Luigi Lepri segnala - Il mio scomparso amico Bettini (detto Bitn) diceva Fmm, fmm, fmm, mi in tr con una lmm ("Fumo, fumo, fumo, mai in tre con un lume"). Questa formula trova riscontro nell'usanza, credo viva ancora oggi, di non accendere mai una sigaretta in tre dallo stesso fiammifero perch, secondo superstizione, morirebbe il pi giovane. Betn la usava come scongiuro anche al di fuori della specifica occasione del fiammifero e non l'ho mai sentita da altri. Va aggiunto che la formula nacque nelle trincee della guerra '15-'18. Quando nei momenti di calma i soldati italiani accendevano una sigaretta, spegnevano subito il fiammifero dopo l'accensione di due fumatori. Se indugiavano per far accendere anche a un terzo soldato, davano il tempo al cecchino austriaco di prendere la mira e farne fuori uno. Cos... due accensioni... e murzr in fria! L'origine, quindi, praticissima. Poi, posso testimoniarlo di persona, diventata la superstizione descritta sopra, molto diffusa fino a circa gli anni 70-80.

Barżltt - Barzellette

* Un sempliciotto nostrano ha vinto un viaggio in Francia, ma non conosce una parola di francese. Chiede un consiglio ad un amico colto su come pu muoversi nel paese avendo questo problema. L'amico dice che il francese molto semplice come lingua perch assomiglia molto al bolognese, basta aggiungere la parola AVEC (che significa con) alle frasi.

Gli spiega - Per esempio vai al bar e chiedi: "A vrv un caf avec dla pna", oppure "am dt un żl avec la cramma?", vedrai che tutti ti capiranno e non avrai problemi.

Arrivato in Francia, il bolognese entra in un ristorante per provare subito.

"Bonsoir monsieur, qu'est-ce que vous dsirez?", gli chiede il cameriere. "A vrv dl tajadl avec dal rag", risponde il bolognese.

Il cameriere appunta tutto e va a consegnare l'ordinazione in cucina, poco dopo gli arriva un bel piatto di tagliatelle fumanti col rag.

"Ads na bla bistacca avec dl patatṅni frtti". Il cameriere segna, e poco dopo gli viene portata una magnifica bistecca con patate fritte!

"Dl frvel avec dla pna", "Un caf avec dal zccher", e cos via, e tutto gli viene consegnato senza nessun malinteso.

Al momento di pagare, il bolognese si lascia scappare una frase del tipo "Ai magn prpi pulidn!".

E il cameriere risponde: "Ringrazia bn che m a vggn da Caṡalcc', altrimenti AVEC le caz ch'et magnv!".

Canzunzṅni e canzunzi - Canzoncine e canzonacce

Canzoncina cantata durante le gite in corriera:

1. A sn brtt, mo a sn senptic, lal,
e ciunbalal, e ciunbalal ( 2 v. )
la riva del mar.

RIT: E la nadrṅna l grsa, madra,
la st int la spartra a cuvr i nadrn,
al pp, la crva!

2. A n as piṡ la murtadla, lal,
e ciunbalal, e ciunbalal ( 2 v. )
la riva del mar.

3. A canpn coi frt di dbit, lal,
e ciunbalal, e ciunbalal ( 2 v. )
la riva del mar.

4. N an s piṡ brṡa d andr a scla, lal,
e ciunbalal, e ciunbalal ( 2 v. )
la riva del mar.

5. A n as piṡ la cicolta, lal,
e ciunbalal, e ciunbalal ( 2 v. )
la riva del mar.

Un'altra canzoncina cantata durante le gite in corriera:

Due due

(Ad ogni strofa si aggiungono i secondi versi delle strofe precedenti ed il ritornello)

Ritornello: Bambino nella culla
la luna e il sol
chi ha creato il mondo
stato il Signor.

Strofe

Due due
l'asino e il bue.
Tre tre
tre santi Re Magi.
Quattro quattro
quattro evangelisti.
Cinque cinque
cinque precetti.
Sei sei
asino che sei.
Sette sette
sette sacramenti.
Otto otto
asino cotto.
Nove nove
nove cori angelici.
Dieci dieci
dieci comandamenti.

Imparata a scuola da Roberto Serra:

Lud pr fn cha card

1. Lud pr fn cha card
al Piemnt, la Lunbard,
Rmma, Npol e Turn,
ttt al Vnet e al Trintn:
mo l pi bl d ttt i paṡ... ( 4 v. in tono crescente)
Qul, dnca?
L' la tra di bulgnṡ!

2. San Michl in Bsc l bl,
l Du Trr l cssten qul,
e la prla dl Apenn
l' San Lcca int al muntgn:
e par quasst al cr al dṡ... ( 4 v. in tono crescente)
Cusa dṡl al cr?
Che Bulggna l un paradṡ!

3. Card pr chli n ttti stri, e pp,
Vedi Napoli e poi muori, e pp,
sul si vgnssn a Mnt Dun
al pruvrbi al srv canbi,
e as dirv: A Bulggna ed trt... ( 3 v. in tono crescente)
E p dpp?
E p dpp al gabarit!

4. Dla sapinza, p, i bulgnṡ
i n an de pi d ttt i paṡ:
i an d al mnnd l tajadl
- i an d al mnnd l tajadl,
i turtln e l murtadl
-i turtln e l murtadl
e cal qul acs zivl... ( 3 v. in tono crescente)
Cusl cal qul acs zivl ?
L al telgrof snza fl!

Variante segnalata da Amos Lelli:

"Card pr ch'li n ttti stri, h
vedi Napoli e poi muori, h
mo s'i vgnssn a Mnt Dun
al pruvrbi al srv canbi.

As dirv: a Bulggna ed trt
as dirv: a Bulggna ed trt
as dirv: a Bulggna ed trt...

e p dpp?

e p dpp al gabarit."

Segnalata da Amos Lelli:

l trai vcṅni

Ar sra par la Grda
ai ra un umarcil
chl um tgnva dr da un pzl
chl um tgnva dr da un pzl -
a m prll e a i dgg con stzza:
csa zaircl al m umarn?
A zairc qutr s pr al can
e un pc ed spladdga pr al gatn.
Arn butn sal
limn żanfrn
żanfrn żanfrn.
Didaln
e n
didaln e d
didaln con i faṡ
e i pras.
Arn butn sal
limn żanfrn
żanfrn żanfrn
cla garavla tudssc
divl e pass.
Arino butino salato
limone żanfrino
żanfrino żanfrone
colla garavella todesco
diavolo e pesco.
A sn na vcia in ganba
ai sta bla et
parch a n bavv brṡa dl lcol
parch a n bavv brṡa dl lcol
m ai m nn, invzi
chal finss ml d sicr
parch l ttti l sr
al turna a chṡa inbarig dr.
Arn butn sal
limn żanfrn
...
L vaira cha sn vcia
per al m stmmg l bn:
a ps magnr d incsa
a ps magnr d incsa
per quall cha n ps vdder
l la chr(e)n ed ninn
parch am f vgnr in mnt
cal pver ct dal m Iusfn.
Arn butn sal
limn żanfrn
...
A sn and airsra
l s ala C dal Vnt
i dṡen chai i sprit
i dṡen chai i sprit
a m sn mssin uraccia
con ttt al sentimnt:
i dṡen chas i snt
m m a n sintva un azidnt.
Arn butn sal
limn żanfrn
...

Ninann - Ninne nanne

Dn dan dn

Versione di Gabriella Rubbi Lelli, n. 1903

Dn dan dn dn
la canpna ed fr Simn,
ttt i d l la sunva,
pan e vn la guadagnva,
guadagnva un pr d capn
da purtr ai s padrn,
i s padrn i andvn in c
a ciamr al masstr ed c.
Al masstr ed c l and in zl
a ciamr i cavalr,
cavalr i n and in tra
a ciamr la dunżla,
la dunżla la scapuz,
trntatr as n acup,
e cal pver limalt
chal cantva d e nt
lsa pr chal canta,
lsa pr chal dgga,
al f rddr i pasarn,
l trai ptti da maridr :
nna cṡ, nna tja,
cl'tra f i capl di pja,
nna tja, cl'tra cṡ,
cl'tra f i capl di spṡ,
cl'tra f i capl di fior,
la pi bla la f l'amor.
Dn dan dn dn.
Versione di Amabile Ferri Chierici n. 1901 a Manzolino

Dn dan dn dn,
la canpna d Fr Simn,
ttt i d la sunva,
pan e vin la guadagnva,
guadagnva un pr d capn
da dunr ai s padrn.
S padrn i n g ran brṡa,
g ra la srva d dpp al ss
chla cuṡva al brg al ccc.
Ccc, ccc malandrin,
d la mlla al sumarin;
sumarin crs in zl
a ciamr al cavalr;
cavalr crs in tra
a ciamr la dna bla;
dna bla strabuc,
trantas s in amaz.
Ag avanz sul cal pvar puviglt,
chal cantva d e nt,
lsa pr chal canta,
l tri fili da maridr:
nna cṡ, cltra tja,
cltra f i caplin ed pja,
nna f i caplin ed lin,
cltra spuṡa Luvigin
(var. da dunr a Luvigin).
Versione di Luisa Forni, n. 1924 a Castagnolo di Persiceto

Dn dan dn dn
la canpna di Simn
ttt al d la sunva,
pan e vin la guadagnva,
guadagnva un pr d capn
da purtr ai s padrn.
I s padrn i gnvn a c,
la padruna d dpp al ss
chla zimva al brg al ccc.
Ccc, ccc, malandrin,
v a ciamr al buratin;
buratin crs in zl,
v a ciamr al cavalr;
cavalr crs in terra,
v a ciamr la dunżlla;
la dunżlla strabuc,
trantas s in amaz.
Ai avanz un pvar puviglt
chal cantva d e nt.
Lsa pr chal canta,
l tri ptti da maridr:
nna cṡ, nna tja,
cltra f i caplin di pja,
cltra f i caplin fiur,
cco l chi s in spuṡ.
Altra versione pervenuta al Sito

La canpna ed San Simn
Ttt al d la sunva
Pan e vn la guadagnva
Guadagnva un pr d capn
Da purtr ai s padrn
I s padrn i rn a c
I rn a c dr dal ss
A tirr li urcc' al ccc
Ccc, ccc malandrn
D la mla a buratn
Buratn csca in tra
D la mla ala dunżla
La dunżla strabuz
Trntas la in amaz
Ai armṡ al puiglt
Chal cantva al d e ala nt
Lsla pr cantr
L trai fili da maridr
nna f i cap ed pja
nna al tlr la f la mja
Ltra f i scrann fur
Ṡblṡṡga, ṡblṡṡga da gni l
f di slt, f di ṡbalnz
che dmatṅna ai n d avnz
f di slt, di saltuln
f la nna al m fangn.

Nann cucatta

Da: O. Trebbi G. Ungarelli, Costumanze e tradizioni del popolo bolognese, 1995, A. Forni Ed., ristampa delled. del 1932, Zanichelli Ed., p. 182 e ss. (le strofe nn 1 e 5 sono ricordate da Luigi Lepri)

1 F nann cucatta,
la t mma l and a massa,
al t pap l and al march,
f la nna fil d un fr.

2 F la nna e fla ttta,
fla infn che la mma stffa,
f nann e f cuc
chandarn p a lt ttt d.

3 Nna, ninna,
la p
na dla s mma,
la p
na dal s p
f la nna chl indurmint.

4 Nna, ninna,
chi fla e chi dipna,
chi f di gumis,
chi lavura cun i p.

5 F la nna, fla dnca,
al t bb prta la cnca,
al la prta s una spla
chal vl fr una murja,
al la prta s un galn
chal vl fr un murajn.

6 F la nna la m bla,
l trai ur che mma brva:
se la brva l ra
n,
l la vr cha fssi bn,
l la vr cha fssi nna,
fla s, pinn dla mma.

8 Nann cuchn,
f la nna al m pinn,
f la nna, fla s,
chai al ccc chan canta pi.

Versione Amos Lelli (dalla mamma)

Nann cucatta,
la t mma l and a massa,
al t pap l and al march
a cunprr un scrann fur.

F la nna e fla ttta
fla fn che la mma stffa
...

F la nna e fla pr
chandarn p a lt al br,
con la lmm snzal stupn,
f la nna al m pinn.

Nna ninna,
bimbo della mma,
bimbo del pap
f la nna indurmint.

F la nna, fla dnca,
al t bb prta la cnca,
al la prta s una spla
chal vl fr una murja,
al la prta s un galn
chal vl fr un murajn.

F la nna la m bla,
l tra ur che mma brva:
se la brva l ra
n
l la vr cha fssi bn,
l la vr cha fssi nna,
fla s, pinn dla mma.

Versione Alfa Capponcelli, n. 1929 a Castagnolo di Persiceto

Nanin cuncatta,
la t mma l andda a massa,
al t pop l and al march
a cunprr un scranin fur.

F la nna e fla pr,
chandarin a lt al br
con la lmm sinzal stupin
f la nna al m fangin.

Din dan, din dn,
di pinin a n avin n,
sa in avssan zinc o s,
oh, che brtta cunpagn.

Stria dli ustar d una vlta - Storia delle osterie di una volta

Fausto Carpani: L'osteria detta Ghitn era nel Pratello, e pare che il nome derivi da Margheritn, un donnone che la gestiva. I due falegnami Dante e Umberto Govoni, che abitarono sopra alla suddetta, mi dissero in varie occasioni che  la storia dei cucchiai di legno legati al tavolo e dei fagioli a tempo solo una favola. La storia dei fagioli a tempo stata smentita anche da Giannetto Muzzi. Era s unosteria ultra popolare, ma non di pi.

Luigi Lepri: Aggiungo una testimonianza di Tugnn La Raspa (soprannome di persona nata e vissuta nel Pratello nell'infanzia di Giannetto Muzzi), raccolta casualmente da me nel 1973 quando lui aveva 90 anni o pi: L'osteria dove si mangiavano i fagioli a tempo esisteva veramente, non era la citatissima Ghitn come si dice e si sempre detto per anni a Bologna. Quella modalit era applicata dall'osteria "Reginla", distante circa 50 metri da Ghitn, che solo in certi giorni e in fascia oraria breve faceva pagare il piatto "pasta e fagioli" a tempo, per la gioia dei mangiatori pi svelti. Era una specie di promozione per attirare clienti. La storia dei cucchiai legati al tavolo inventata. Questo mi disse Tugnn durante una tradizionale "bandga" a base di fagioli, che allora era organizzata ogni anno dagli abitanti storici, al circolo ARCI del Pratello. Era presente circa una decina di dipendenti comunali e l'allora sindaco Zangheri (altri tempi). La testimonianza mi fu poi confermata negli anni della "Butaiga dal dialtt" da una sua nipote che venne a trovarmi a Radio San Luchino: "Il nonno - nel frattempo era morto - raccontava spesso dei fagioli a tempo all'osteria Reginla".

Gianni Cavriani: Alberto Menarini ricordava laneddoto di quello che trov lAsso di Denari (cio La Galṅna) in fondo alla scodella di fagioli, e alle sue lamentele loste pare abbia risposto: "S pr un qurt d ura ed faṡ vlvet la plla intra?"

Pruvrbi - Proverbi

Sura i pruvrbi bulgnṡ ai sti lber che qu - Sui proverbi bolognesi ci sono le seguenti pubblicazioni:

Qu stta a in mitn socunt - Ne diamo qui una breve selezione:

Al chld di linz an f bjjer la pgnta = Chi dorme non piglia pesci
As cgnss pi prst un buṡder d un zp = Le bugie hanno le gambe corte
Chi an s atnta stnta = Chi non risica non rosica
Chi vl la turta chi vl i turt = Ognuno ha i suoi gusti
D an v snza tr = Non c' due senza tre
I fi di gt i cipn i pndg = Tale il padre, tale il figlio
La brba an f al rumtta = L'abito non fa il monaco
La matṅna lda la sra = Il buongiorno si vede dal mattino
gni chlz int al cl pra innz un ps = Tutto fa brodo
S't v ser bn sarv cmanda e p f t = Chi fa da s fa per tre
Un fiur an f grilanda = Una rondine non fa primavera

Tradizin - Tradizioni

La scarabtla (risultato della discussione del Grpp ed lavurr bulgnaiṡ, composto da Fausto Carpani, Gianni Cavriani, Amos Lelli, Luigi Lepri, Stefano Rovinetti Brazzi, Roberto Serra e Daniele Vitali) - La scarabtla (cos chiamata in citt e nella campagna occidentale; nella campagna nord-orientale si chiama scarabtle) uno strumento costituito da una o pi maniglie incernierate su di unasse. Ruotandola, alternativamente, di mezzi giri attorno all'asse verticale, se ne trae un rumore piuttosto forte. Era suonata dai chierichetti o dal sagrestano in chiesa in sostituzione del campanello e, in campagna, anche fuori dalla chiesa, per attirare la gente alle funzioni, delle campane nei momenti in cui erano legate (cio dal gioved alla notte del sabato della Settimana Santa, momento in cui vengono tuttora "slegate" nel corso della Veglia Pasquale, al canto del Gloria). La scarabtla poteva essere sostituita da una grossa raganella in legno, la raganla (ruota dentata che grattava su una tavoletta).

 

Foto di Fausto Carpani    

Una scarabtla

Al rastl...

(Risultato della discussione del Grpp ed lavurr bulgnaiṡ di cui sopra) - Questo strumento si chiama rastl ("rastrello") o anche rastl da bitt ("r. da barbabietole") o rastl da faṡ ("r. da fagioli") o rastl da smmna ("r. da semina") e si tratta in genere di uno strumento per fare dei buchi nella terra rispettando certe distanze che consentissero ai vegetali, barbabietole ma anche fagioli, patate o filari di granturco, di crescere bene senza rubarsi a vicenda il nutrimento.

Una volta i semi di barbabietola venivano messi a dimora usando un punteruolo di legno che produceva i fori nei quali venivano fatti cadere. Lattrezzo raffigurato era probabilmente un'evoluzione del punteruolo, in quanto permetteva di fare pi fori a distanze regolari. Successivamente comparsa la macchina che semina le barbabietole: il meccanismo della seminatrice consiste fondamentalmente in una ruota con ugelli posti a distanza regolare. Da questi ugelli vengono sparati fuori i semi, opportunamente incapsulati in materiale degradabile onde renderli omogenei.

La foto di Stefano Rovinetti Brazzi
ritrae il sig. Giulio Fornasari di Tivoli (S. Giovanni in Persiceto)

Fl - Favole

Lca

Ai ra una vlta du surl: la Llla e la Llla, acs puvratti chl s dven al divel dala matṅna ala sra dandr filnd e p, dpp sres bn bn inspudac l dda ttt al d, l cavven arṡg la manra d an murr ed fm. Mo li ren tante bni, unsti, es i preghven snper al zl chal i ajutss, chl sperven ed cavres dint i strz un d o cl ter.

li avven fil dla garżulṅna fṅna fṅna e p i lavven ṡbianch con l su man. l purtnn ste bl fl al march mo, sebn chal fss acs bl, i i vlven dr una canta ed Giun. Stl ragazli, chl sperven ed cavri tant da psair vver almnc una stmna, i andven girundlnd s e ż par la str snza fr ter. Quand... i truvnn una vcṅna, chlra agufl int un cantn, chlavva in grammb unca, mo tant bla granda e luṡnta chan s ra mi vssta csa pi rra. La vcṅna la dss a cl fili: Vlv cunprr stca?. E lur: N a sn qu par vnnder e cavr di quatrn par magnr; pins m v sa vln tr unca chla magnar cal pc charnn da magnr nuter!. La vcia la dṡ: A la baratar con cal fl chav l; an dubit chan v in pintir, chl la pi bna e brva bstia chas psa dr: la mgna pc, e p dala s pulṅna ai cavar ttt i quatrn cha vl. M, intnt, a v dar un quartirl ed furmintn sg, parch a psdi dri da magnr almnc pr una stmna, che dpp p a vdr cuṡai nasr.

l ragzi l tlsen lca e al furmintn, es i purtnn a c incsa. Stca lra p tant piaṡavvla chla i tgnva dr daparttt duv li andven, e i ciapnn a vlairi tant al gran bn che i la tgnven infn sg a lt. Quand fnn pas du stmn lra dvint snper pi granda e bla: chal fss m d avairla mantgn acs bn, o cuṡter psss ser, a s che sta bistila la cminz a fr di b żechn (di żechn dr) invzi dla pulṅna.

La prmma vlta, cl ragzi i s n adnn int al spazr la c, chl truvnn un żechn int al rssc; p chi ter d i carsven d manra tl che stl pvri ct i cminznn a rinfurzres: l cunprnn dla taila par fres dl camṡ, e p di bsst, dl ftinzṅni, di mubiltt ed c, es i magnven bn ttt i d. Sta csa, sta gran nuvit, la dva int l c a dl braghri chi stven a mr, d qualli chi tṅnen dr ai ft di ter pi che ai s.

l s dven int al gmmt quand l du surl pasven, es i gven: i, cmr, avv vsst? A dgg chli an i stanln burd! Mmmm... pvri ct, gurda cum li an liv s la crassta! Ads li an di b fis (fazzoletti da spalle, scialli) e l ter d i n psven gnanc crvres l spl con un fazultt d indina (tela di bassa qualit). Cltra la saltva s: Eeehhh, e p li an l su galn mrti atach fra dala fnstra e dl gavtt ed suszza! O che quelcdn li mantn, o chli an cat un teṡr!. Qu p in s dven pṡ par savair incsa. E par vgnrn in cr, csa fnni m? l furnn un bṡ int la murja, chlarspundva prpi int la stanzia dvv i durmven l du surl. l stnn tant l pazinti, con l c a cal bṡ, chl vssten nna ed cl ragzi dstnnder in tra un linzl e cltra, con lca in brz, mttrila s: i guardnn che stca la s agufl e p la s mss a fr di b żechn, chal parva che al s dedr al fss al cni dla żacca, tant i ren nv nuvnt. Mo azidll! Stl braghri i caschnn mrti par linvdia.

l pinsnn sbbit a un ragr. Tant-qunt f d, nna ed stl braghri land a bter al ss dl ragzi e, fagnd vssta d avair prs al gt, i al tachnn a ciamr: Mascarn, Mascarn! e int l andr girnd par c la vsst lca. Oh la dṡ av unca? Oh! Sa vlssi frum al sarvzzi d inprastrmla sul par du ur, parch ai di uchn cinn e, n avnd la mma, i van scapnd fra ed c. An dubit chl in bni man!. l du mamalcchi l s arduṡnn a drila, col pt che i larturnssen indr stra du ur. La braghra la purt in c s lca, la ciam l su cmr, es i dstaiṡen un linzl in tra. Lca la i and sura e... la f una bla scucuara chla puzva tant frt cha se sparguj la psta par ttta cla c, chal parva chi vudssen l civg. Lur per i n se dsprnn parch l cardnn chal fss al mudr d c. I i dnn da magnr dal rṡ int al lt e p da l a unura l turnnn a mtter s un ter linzl natt: mo stavlta ai tuch d crrer v con al nṡ astup, chai manchva al fi par la pzza. Ai vns tant la gran rbia che i i sturżnn un pc al cl e p i la trnn ż dala fnstra chla guardva int un stradl mrt. Per... ai nas un chṡ chf vdder che i pruvrbi i vṅnen vaira, chai quall chal dṡ Ttt i ml i n bn da qul.

Al fil dal r landva a sps e, mnter l ra pc luntn, ai vns biṡggn ed fr i ft s, chl avva la msa ed crp. Al d la spda e al capl da tgnr al s servitur e p l and ż par cal stradl. Qu an avva n chrta n ngtta da antres e, guardnd in z e in l, ai vggn trt l c a clca ṡvult l in tra chparva mrta: al la tls s e al se spaz con qualla. Lca m, chla n ra brṡa mrta, la s arsint e la s atach tant frt con al bc al tafanri dal prnzip, che l al s mss a zighr dspr. Al curs al servitur es i pruvnn ed tirrla v mo an i f vrs, chlra tant atach chla parva incul l con la cla garavla. Vdand chi n i ariusven, i ciapnn s al prnzip, i al purtnn a c es i al dstindnn s int un lt a bucn, parch an i ra dbbi chal psss str in schṅna con cla bstia ustin chla n se dspichva dal dedr. I ciamnn i mdic ed curt e ttt i dutr dla zit: chi f una rizta e chi untra par dscavr st incmed, mo ttt ra inttil. Al prnzip, vdand che incin rimdi psva cavr st ded l, al f trr un band chal gva: Qualncva parsṅna la m cavar dal sder sta pttma (scocciatore), sl men a i darn la met dal nster raggn, sl dna a la spuṡarn. Ooohh, la gran quantit d żnt chvns da gni banda! Ttt i guardven ste msr (sedere) e ttt i pruvven a tirr lca; e l gni vlta la strichva de pi. Al prnzip l ra tant travaj dal dulur che dal gran zighr l ra aragaj. La nutzzia dlca la se sparguj daparttt e cl pvri ragzi, chi zighven dal dṡgsst d avair prs la s, ai vns al pinsr d andr a vdder sla fss l. La Llla, la pi granda, an s atintva, acs ai and la Llla, la pi pznṅna. La s mss dr altra żnt a quand la vsst chlra la s ca, la s mss a zighr: Ad, la m żujṅna, vn, vn dala mma!. Lca la cgnus la vuṡ e la curs d lng in brz ala s padrṅna sfargandsi dr, lasnd andr una bna vlta cal pver tafanri.

Quand al prnzip al f un pc arstur, al vls savair ttta la stria e, sintnd la cativria ed cl braghri, al d urden chl fssen scuv e frust a sangv. P al spuṡ la Llla, chlavva in dta cla bstia chla valva pi d un Raggn. Al d p in spuṡa la Llla a un s cunsjr, acs i s fnn du nz int una vlta. E da ttt quasst as chva: La bunt l snper al s prmi e la cativria l castigh. (Da: La Ciaclra dla Banzla, traduzione bolognese de Lo Cunto de li cunti ad opera delle sorelle Manfredi)

l st surl

Anbrṡ l ra un pver braznt snzter capitl, par dr da magnr a st fili, che una fatta ed tra chai piantva di i chal vindva p a qu d un castl pc luntn, che si vlven sfarghr l i int linsal i s andven a pruvdder da l.
St m l avva una gran amizzzia con un s avintur chal stva int al castl, chl avva nmm Bṡia e l ra rcc sfund. Bṡia l avva anca l st fi msti e al pi grand, chl avva nmm Rizl, al s ra amal es i n truvven rimdi, sebn che s pder l avss spaiṡ tant par guarrel. Anbrṡ, int l andr a viṡitr ste s amg e cunpasiunrel par la malat dal fil, Bṡia al i dmand quant fi l avva e l, chal s vargugnva d avair sul dl fmmen, ai dss chl avva quter msti e trai ragzi. Bṡia dṡ: V a sav chai chi ter s fi fra ed c, prt a studir e prt a marcantżr, e quasst l anc al mutv d una gran malincun chl m fil amal: pr an avair incin amg chai tggna cunpagn. Mandm dnca n di vster fi e acs a livar s la vstra famajja es a f un sarvzzi a m e a m fil. Anbrṡ al s truv l inbruj chan sav csarspnnder. Mo pr an ser buṡder al dss ed s. Al turn a c ttt pinsiruṡ, chai dspiaṡva ed fr una trssta figra con l amg. Al s arsls ed truvr un ripig vstand da m nna dl su ragzi, e qu al cminz a dmandr ala pi granda sla vlva fr ste bart, e p a cli tri, digandi: u, tuṡi, chi qualla ed vuter chla vl frs tajr i cav, trr ż la stanla, mttres s una gabna, un pr d brg e andr a fr cunpagn al fil d Bṡia chl amal?. La pi granda la i dss: Scuṡm p, mo i m cav i tcchen scuṡi i gartt, e m a n vi brṡa tajrmi. Untra la dṡ: M purtr l brg, cha n i ps sufrr?. E untra: M, chavss da lasr i m stanln cha i cuṡ d nv? e v ed ste ps. Insmma: s surl sura st l gnn ed n. Al pver pder gni vlta chli arspundven acs al suspirva e l ra tant agrund (angosciato) chal stva par pinżer. La fila pznṅna, chlavva nmm Blzza, la dss: A vadd cha s tant afltt par sta csa, cha n f che suspirr. A i andar m. Pver pder, cusa n farv pr acuntintruv!. Anbrṡ, ttt cuntnt, al dss: Oh, chra la m Cca, brva che t m prpi d la vtta!. Al tls na gabanla e un pr d brg d un s garżunzl, al la ft ala mi con una cruvatatta al cl e al la cunduṡ l. Bṡia e s fil i i fnn puras finzz, parch al parva al pi bl ragazl cha psssi vdder. Acs Anbrṡ al turn a c e la Blzza larst int la stanzia dl amal.
La cminz a sarvrel e a dscrrer sg con una graziṅna chlincantva. Rizl ai guardva fss fss e an fva che aducr ttt i s ps. Al gva p in cr s: A cradd chla sppa una dna: al n brba, l una vuṡlṅna sutla sutla, l una carnṅna żintl; insmma, m a i żugarv chl una dna ft da m. E a sta manra, al cminz a vlairi bn. Con sti pinsr par la tsta, per, ai cars la malincun e la fvra. La s mma la se dstrużva dala pasin e un d la i dmand cusal s fss cal qul chal le tgnva acs malincnic. L al ciap num es al dss: Savv, mma, cusam d ingssa? A sn inamur dal fil d Anbrṡ. Geṡomar! Cusni stl matri?. Sa n al sav, qualla l una ragza e m a murir sa n la ps avair par mujr. Adṡi, fil m, biṡggna prmma asicurres sl vaira. Lsum fr a m, a farn una prva: a la mandar ż int la stla es a la far muntr a cavl ed cal pulaider, cha s p m sla star sda int la sla, parch l dn li n spuruṡi e l fan un mnnd ed scuṡ e d simitn pr andr a cavl, chi n s atnten gnanc a andr s int un sumarn.
La ragza, a sintr sta prupuṡizin la n se ṡgumint brṡa. La munt s a cavl e la gir pr al pr fagandi fr del cavaril e di slt e l la stva tante sda chal parva chi lavssen ligh. Mder e fil i ren ala fnstra par vdder coi s c, e la mder la dss: Mo t an vadd chal f dl cs chal pr un cavalarzz? St pr chit, fil m, qualla la n brṡa una dna!. Mo Rizl al stva int la s upignn e al gva: Mo la n vadd, mma, cum la tn l pnt di p arvlti in fra? e al scusva la tsta. Esnd acs ustin, s mder la turn un ter d a dr: A vi cha in pruvmen untra. La mand a tr un stip, dignd: Oh, ragazl, a vi pruvr ste stip. Carghl e p spar cntr a cla murja. La Blzza mit la pllver e la balṅna e la tir acs puld chan s ps fr mi. La mder la s vult a Rizl: t vsst? E Rizl: E di, v a la vl a vster md e m a n i sn gnnt parsuṡ!. E un d, int al dscrrer a t-e-t, al dss a s mder: Insmma, m a sn inamur mrt, m avv intaiṡ? E a v dgg sbbit che sa n m la d par mujr andar ala bṡa.
S mder, vdand chl ra acs ustin chan s i psva cavr dala tsta sta matria, la i dss: h, la vt savair natta? Dṅni dintnnder che al dutur t urdn i bgn d cua d cur e che t v chal t vggna tg anca l; e acs a se vdr cmd l ar davair nmm. E Rizl al dss: Fenalmnt ads av truv al p dal ml!. La Blzza m, chlavva sint incsa, la d la bonamn a un servitur d c fagnd al dacrd che, quand i ren l par dspujres, al fss fnta ed vgnr ttt afan a dri che s pder ed l al vlva murr, e chal la dmandva. Acs as f e l, chla n s ra che dsfiub i sfn, s i turn a lighr, p land v curnd ala dspr. L al turn a c pi mrt che vv, la mder s imażin chi fss dl dṡgrzi e la dmand csa i ra ed nv. L ai cunt csa i ra suzs e chlra and bṡa. L al le cunsul giandi: Dmatṅna v a c d Anbrṡ al inpruvṡ e dmandi d s fil: sal star un pz a vgnr, al sr saggn chal se dspjja di pgn da dna e al s mtt qu da men.
Rizl l ubid, l and l e al prmm chvns a avrr al f Anbrṡ. Oh dṡ Rizl a m algher cha s guar, al n dnca vaira cha vlvi murr? Ar biṡggn ed dr un s-ch a vster fil, fmel vgnr qu sbbit. Anbrṡ al cur da cl ragzi e al f ftr in frazza la Blzza: mo la n ps fr acs prst parch lra ft da dna. La st un pzl e p la se dscurd ed cavrs i urcn dali urcc. Quand Rizl vsst acs, al dss: Ah, la m galantṅna, avva raṡn m cha s una dna! A vi cha sidi m mujr!. Anbrṡ, vsst che quassta lra la furtṅna dla ragza, al s adat vluntra, purch s pder Bṡia al fss cuntnt. I andnn ttt insmm a c s, e pder e mder chi vssten Rizl ttt cuntnt, i dnn al cunsns. I n savven p al parch Anbrṡ l avss ft sta fnta e l ai cunt parch an avva che dl fmmen. Alura ai vn in tsta a Bṡia ed fr una gran parint e al dss ed vlair dr i s fi a cli tri tuṡi d Anbrṡ. I fnn vgnr ragz e ragzi e dpp pc d as f una gran msa ed zucarn, con un gran nz e strangz.
E guard sl vaira che lubidinza partur non sul la furtṅna ed cla cinatta, mo anc dl su surl... bnch i n al meritssen brṡa.
(Da: La Ciaclra dla Banzla, traduzione bolognese de Lo Cunto de li cunti ad opera delle sorelle Manfredi)

Ala prmma pgina
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