I dialtt dla pruvnzia e dintren
I dialetti della provincia e dintorni


In ste St arnn chr ed publichr anc dal materil s i dialtt dal stt-grpp bulgnaiṡ difarnt da quall dla Zit - In questo Sito ci piacerebbe pubblicare anche del materiale sui dialetti del sottogruppo bolognese differenti da quello cittadino:

Clasificazin - Classificazione
Artccol - Articoli
ter materil par studir - Altro materiale di studio
Poeṡ e racnt - Poesie e racconti


Classificazione - Clasificazin

Secnnd la clasificazin ed Dagnl Vitli, vgn fra int l artccol scrtt con Luzin Canepri Pronuncia e grafia del bolognese, in: Rivista Italiana di Dialettologia, RID 19, 1995, pp. 119-164, sti dialtt i n:

1) i dialtt canpagn ed sra (pr eṡ. San Żvn, Bażn e, in pruvnzia ed Mdna, Castelfrnc)
2) i dialtt canpagn ed matṅna (pr eṡ. Mnrbi, Bdri, Mulinla)
3) i dialtt canpagn ed stta (pr eṡ. la Pv ed Znt, Galra e, in pruvnzia ed Frra, Znt)
4) i dialtt muntanr ed mż (pr eṡ. Grizna, Munżn, Dscargalṡen)
5) i dialtt muntanr lt (pr es. Liżn, Castin di Ppol e, in pruvnzia ed Pistja, Pvna e Castl ed Sanbca)

Secondo la classificazione di Daniele Vitali contenuta nellarticolo scritto con Luciano Canepari Pronuncia e grafia del bolognese, in: Rivista Italiana di Dialettologia, RID 19, 1995, pp. 119-164, si tratta di:

1) dialetti rustici occidentali (ad es. San Giovanni in Persiceto, Bazzano e, in provincia di Modena, Castelfranco)
2) dialetti rustici orientali (ad es. Minerbio, Budrio, Molinella)
3) dialetti rustici settentrionali (ad es. Pieve di Cento, Galliera e, in provincia di Ferrara, Cento)
4) dialetti montani medi (ad es. Grizzana Morandi, Monzuno, Monghidoro)
5) dialetti montani alti (ad es. Lizzano, Castiglione dei Pepoli e, in provincia di Pistoia, Pavana e Castello di Sambuca)


Artccol - Articoli


ter materil - Altro materiale
 

 

Glosri ed Stefano Rovinetti Brazzi (int la s graf, cfr. stta) sura la lavurazin dal furmintn int la żna ed San Gabaril, cmn ed Bariṡla. cco l'introduzin dl autur - Glossario di Stefano Rovinetti Brazzi (nella sua grafia, cfr. sotto) sulla lavorazione del mais nella zona di San Gabriele di Baricella. Ecco l'introduzione dell'autore:

Pubblichiamo una seconda edizione, rivista ed ampliata, del lessico relativo alla semina e alla lavorazione del mais, gi disponibile su questo sito a partire dal giugno 2008. Rispetto alla prima edizione sono stati approfonditi gli aspetti tecnici relativi alla semina, alla crescita e alla lavorazione del prodotto. Nel tentativo di registrare e salvare quanto pi possibile del lessico e della fraseologia, abbiamo cercato di risalire quanto pi possibile indietro nel tempo e abbiamo inserito testimonianze sulla lavorazione del mais prima dellintroduzione delle macchine, nella misura in cui le testimonianze dei nostri informatori lo consentivano. E ancora una volta, come gi spesso nel corso delle nostre ricerche, ci siamo stupiti della persistenza nel corso dei decenni e talvolta dei secoli, delle memorie trasmesse oralmente: gli informatori infatti inseriscono nelle loro testimonianze citazioni, notazioni tecniche sulluso di materiali e strumenti, ricordi, fatti e aneddoti spesso risalenti ai loro genitori e ai loro nonni e cos interessanti e vivi che ci parso doveroso utilizzarli per la stesura di questo lessico.

Le informatrici, eccellenti parlanti native del dialetto di quella zona, sono Lodia Regazzi (n. 1922; il nome abbreviato in LR) e Claudia Stegani (n. 1931; il nome abbreviato in CS) entrambe nate e cresciute a S.Gabriele di Baricella; Ci siamo serviti anche della consulenza di Benito Bertorelle nato a Maddalena di Cazzano nel 1937 (il nome abbreviato in BB). Le interviste sono state rilasciate fra linizio di gennaio e la fine di dicembre dellanno 2008. Ogni lemma reca la traduzione in italiano, che spesso comprende una breve nota esplicativa di carattere tecnico, storico od etnobotanico, ed corredato dalla trascrizione del passo dellintervista dal quale stato tratto o delle spiegazioni fornite da Claudia Stegani durante la stesura delle singole voci; entro parentesi tonde sono inserite le integrazioni necessarie a comprendere, nel giusto contesto, i passi delle interviste. Nel lessico sono stati inclusi anche termini duso comune che, nel nostro contesto, assumono un valore particolare. Si pu ascoltare una delle interviste effettuate collegandosi con
http://stefano.rovinetti.brazzi.googlepages.com/home 

Par lżer al glusri (secnnda versin, dal mrz 2009) - Per leggere il glossario (II versione, del marzo 2009): clich qu - cliccare qui

Glosri ed Stefano Rovinetti Brazzi (int la s graf) sura la lavurazin dla cnva int la żna ed San Gabaril, cmn ed Bariṡla. cco l'introduzin dl autur - Glossario di Stefano Rovinetti Brazzi (nella sua grafia) sulla lavorazione della canapa nella zona di San Gabriele di Baricella. Ecco l'introduzione dell'autore:

Questo lessico sulla lavorazione della canapa nella bassa pianura nordorientale ubbidisce agli stessi criteri gi adottati nel lessico sul ciclo del mais: per ogni lemma si danno una traduzione in italiano, spesso accompagnata da note esplicative di carattere storico, economico e antropologico, e i passi delle interviste che documentano il termine e laccezione in cui impiegato. Un trattino orizzontale seguito dalle iniziali del nome degli informatori indica linizio di una nuova testimonianza; se al dialogo partecipano pi informatori contemporaneamente, le loro battute sono introdotte dalle iniziali del nome non precedute dal trattino orizzontale. Gli informatori, ai quali va il mio ringraziamento per la disponibilit e la pazienza dimostrate nellintero corso della ricerca, sono i seguenti:

Bolognesi Aristide, nato a S.Bartolomeo (FE) nel 1920
Martelli Leda, nata a S.Gabriele di Baricella (BO) nel 1922
Regazzi Lodia, nata a S.Gabriele di Baricella (BO) nel 1922
Stegani Claudia, nata a S.Gabriele di Baricella (BO) nel 1931
 

Par lżer al glusri (versin dal setmmber 2009) - Per leggere il glossario (versione del settembre 2009): clich qu - cliccare qui
 

 

Allora non cerano i congelatori...
Alla ricerca di un fungo dimenticato

Testo e foto di Piero Balletti
(Nuter, N 56, dicembre 2002, N. 2, Anno XXVIII)

Un paio di anni or sono condussi unindagine sui nomi popolari con cui vengono indicati i funghi nella terra di Sambuca. Loccasione di tale ricerca fu data dalla preparazione di un contributo naturalistico per il volume Storie della Sambuca, pubblicazione promossa dalla locale Amministrazione comunale. I residenti consultati, per lo pi di et matura, fornirono notizie che considerai interessanti e stimolanti.

Raccolsi i nomi locali di quindici specie fungine, scelte fra le pi comuni e le pi conosciute ai fini alimentari o al contrario per lestrema tossicit: ed apparve subito evidente che, per la maggior parte di esse, cera una nomenclatura estremamente variabile. Infatti, in nuclei abitati distanti fra loro pochissimi chilometri o addirittura poche centinaia di metri, uno stesso fungo veniva indicato con nomi diversi. Esemplificativo il caso del Porcino, detto ciopadllo a Pvana, con le varianti ceppatllo allAcqua, ceppadllo a Treppio, cioppadllo a Psola, ciupadllo a Caviana; mocciardne al Monachino; ed infine fungo, per antonomasia, a Torri, Frassignoni, Lagacci. Ancora pi variabile, da un punto di vista nomenclaturale, la Mazza da tamburo: galjola a Pvana, bbbola a Treppio, pisciacni o bargiola a San Pellegrino, i frti a Lagacci, spa a Frassignoni, fungccio a Torri. Per finire il Poliporo frondoso detto barbagno a Lagacci, barbajn a Castello di Sambuca, a Pvana ed a Psola, fungagnno a Frassignoni, grfale a Torri ed a Treppio, grfalo al Monachino, grfo o grifne a San Pellegrino.

Assieme ai nomi dialettali dei funghi ho raccolto gustose e significative notizie sullutilizzo dei funghi in epoche ormai lontane, testimonianze di eventi vissuti dagli informatori quando ancora erano bambini. Ugo Pistorozzi di Pvana osserva che una volta si raccoglievano solo i ciuppadlli, i galtti, i ccchi e i barbajni: ce nerano tanti di questi tipi, perch dovevamo raccogliere gli altri?. E ricorda anche che i suoi genitori lo rimproveravano se raccoglieva troppi funghi; non si poteva utilizzarli tutti ed era poi un peccato doverli buttare via!

Dice Guido Brizzi di Lagacci: I barbajini crescono sui castagni e pesano fino a nove chili. Allora non cerano i congelatori..., per conservarli si mettevano dentro una vasca dacqua e si cambiava lacqua ogni sette o otto giorni. Tagliati a fette sottili, venivano lavati e lessati; e poi impanati e fritti. Secondo Sergio Cioni di Castello di Sambuca i barbajni fritti si mangiavano con i ncci.

In questa ricerca, condotta come detto due anni or sono, era rimasto per un buco nero, costituito da una specie misteriosa, resistente ad ogni mio tentativo di identificazione: si trattava di un fungo che gli informatori di Frassignoni, Lagacci e Psola indicavano come i gzzi.

Secondo i posolanti Giuseppe Cecconi e Luciano Bartoletti i gzzi sono funghi autunnali con il cappello di colore crema o marroncino e carne soda, che crescono in tutti i tipi di bosco e si trovano per lo pi a covate. Conservati dentro recipienti colmi dacqua che veniva tramutata ogni giorno, comparivano spesso sulle tavole nei mesi autunnali, dopo essere preparati fritti oppure trufolati. A mia precisa I "gzzi" (Tricholoma acerbum) domanda aggiungono che un tale Giovanni, lunico forse in tutta la Sambuca!, ancora raccoglie questi funghi ormai dimenticati.

Secondo una non pi giovane ma vivace signora di Psola, i gzzi sono fungacci indigesti e lei non dimentica quella volta che, dopo averli mangiati, vomit ed il vomito non smetteva mai; e dopo di allora i gzzi non li ho pi mangiati.

 Secondo Loriano Catani, originario di Frassignoni: I gzzi si trovavano a partire dalla fine di settembre nei castagneti quando questi erano ancora puliti; crescevano a file o a gruppi, soprattutto lungo le rste (le rste sono piccoli solchi che venivano scavati nei castagneti per impedire alle castagne di ruzzolare a valle e per facilitare cos la loro raccolta. N.d.A.). Di gzzi ce nera tanti e mia nonna ne raccoglieva in quantit enormi mettendoli nel grmbio. Poi a ciascun fungo eliminava il gambo, tagliava il cappello a fette e, dopo averli lessati, li poneva nelle cnche sotto le grondaie, ove si raccoglieva lacqua piovana. Lacqua veniva cos cambiata spesso ed i gzzi potevano essere conservati per pi settimane. Poi, durante il tempo in cui maturavano le castagne, mia nonna li raccoglieva con un ramaiolo, li metteva in un canovaccio per asciugarli, li infarinava e li friggeva. Una volta cotti diventavano scuri ma la polpa rimaneva soda. E buoni che erano!.

La voce gzzi, presente nelle tre borgate sopra elencate, che si trovano nella valle del Reno, del tutto sconosciuta in altre zone della Sambuca. Poich non avevo avuto la possibilit di osservare il fungo dal vero, le notizie e le informazioni raccolte non mi permisero di identificarlo.

Poi successe un fatto nuovo; uno studioso reggiano, Ulderico Bonazzi, che sta preparando un Dizionario dei nomi dialettali dei funghi in Italia, mi scrisse chiedendomi di comunicargli i risultati della ricerca effettuata nella Sambuca. Cosa che feci ben volentieri. Egli rispose ringraziandomi ed apprezzando il lavoro da me fatto; mi sollecit tuttavia ad inviargli il nome scientifico dei gzzi. Stavo per rispondergli (la corrispondenza avveniva tramite posta elettronica) che purtroppo non ero in grado di fornirgli quella notizia. Ma feci prima un ultimo tentativo; mi recai da Loriano Catani con una capace cartella contenente diversi volumi con descrizione ed illustrazione dei funghi italiani. Era mia intenzione fargli esaminare i vari disegni e figure, alla ricerca dellimmagine corrispondente al fungo misterioso, per poterne determinare cos il nome scientifico. A dire il vero, non avevo molte speranze. Ma appena gli accennai al probema dei gzzi: Vieni con me, li ho visti ieri nel castagneto!, mi disse. Salimmo sulla sua Panda 4x4 e ci dirigemmo, per una strada a monte di Pvana, in direzione della Torraccia. Speriamo che non li abbiano portati via!, aggiunse mentre si inoltrava fra gli alberi. Lo seguii scrutando, un poco scettico, fra le foglie del sottobosco. Ma dopo poco mi chiam e dal tono della voce capii che li aveva trovati. Nel cavo delle mani unite aveva dei funghi dallaspetto massiccio, anche se di piccola taglia; Eccoli, i gzzi!. A prima vista non li riconobbi, anche se ebbi la sensazione di averli gi visti in precedenza. Ritornati a casa, i volumi che avevo portati risultarono utili. Dal portamento robusto e dallattaccatura delle lamelle al gambo assegnai il fungo al genere Tricholoma; sfogliando invece i sacri testi identificai la specie come Tricholoma acerbum.

Ecco un sunto della descrizione del fungo riportata dai vari autori:

Tricholoma acerbum: Cappello dapprima convesso e poi spianato, giallognolo ocraceo, orlo dapprima molto involuto, poi disteso e striato, a carne spessa e compatta, bianca, amarognola ed acidula al gusto, cuticola facilmente separabile. Lamelle fitte, smarginate, che al tocco si macchiano di fulvo. Gambo corto e robusto, superiormente con fioccosit gialline. Habitat: in boschi misti, diffuso ma raro. Commestibilit: secondo il Cetto commestibile mediocre, ma abbastanza apprezzato in diverse zone. Altri Autori lo definiscono tossico, o al pi utilizzabile dopo lunga cottura e comunque molto scadente.

Riguardo alla commestibilit ed appetibilit del Tricholoma acerbum, una posizione alquanto diversa prendono i curatori del volume I nostri funghi, Genova 1981, che scrivono: (Si trova) soprattutto in boschi di castagno, durante lepoca di maturazione dei loro frutti, il che pu giustificare il loro nome dialettale (in ligure, castagnai). commestibile, moltoI "gzzi" (Tricholoma acerbum) adatto alla conservazione. Il Castagnaiolo non dappertutto conosciuto ed apprezzato come in Liguria, ove oggetto di una ricerca assidua, soprattutto per le sue ottime caratteristiche di fungo adatto alla conservazione, anche se il sapore un poco amarognolo.

Lieto del felice esito della operazione gzzi comunicai al ricercatore reggiano il loro nome scientifico, corredando lo scritto con una fotografia degli stessi.

Per avere tuttavia la certezza di non aver preso una cantonata, spedii la foto anche a Nicola Sitta. Belvederiano di adozione, Nicola un micologo professionista ed uno dei pi preparati conoscitori del mondo dei funghi in Italia, sia sul piano teorico (fanno testo importanti pubblicazioni) sia sul piano pratico di riconoscimento di specie fungine. Gli chiesi conferma della correttezza della mia determinazione, operazione che sempre piena di insidie per lappassionato dilettante. Egli, con tacitiana concisione, rispose: Evidentemente Tricholoma acerbum! Lambiente del castagneto ulteriore conferma.

Ed a quel punto ritenni la storia dei gzzi veramente finita.


Poeṡ e racnt - Poesie e racconti

 

Dialtt d Altai - Dialetto di Altedo

A j ran zrche a cavl dal 70. An dgg brṡe ln prezṡ e an fg brṡe i nmm, parch an voi brṡe stuzighr j arcrd e manchr ad rispt a incin, vv e mrt)

Alti. Lltme tampl

ed/di Enrico Grimandi (cum l scrtt l autur/nella grafia dell'autore)

Quant un vdduv as turnve a maridr a j re luṡanze ad fr la tampl ai sps. I bulgniṡ ad zit i la ciman maitin, mo l snpar qualle. Cum a vdr in sguit . una gran gatre.
Un cuntadn cal stve sbbit fre dal paaiṡ e cl avve ble marid da un pz al su fili, l avanz vdduv e sebn cal n avss quṡi una stantne, l avve anc in gr di ṡburzigln (adss as dir in itaglin tempeste ormonali) e al pinsve ad turnras a maridr.
As d unuc d inturan e a dr la verit an i re brṡe un gran ch a dispuṡizin cal fss adt a l e che li piaṡss. Dal vddvi ai n re una bone partde, mo jran ttti o trp scalastr o con di anvudn d arlivr o con d ali tar dṡgrzi a man. Al n re prpi brṡe al chṡ d andr s a mttar di pinsr. Dal rst as rindve cunt can psve brṡe pretndar dla rubne frassche e as cunsi coi s amg.
La cicre land fre e un quaicdn as mss in mż a fr da rufin e li f nutr c a j re la srve d un dutur, zrche dla s et e in salt, cl an avve mai av mar e frsi gnanc l ambrus !
Insmme par frle crte, i rufin i lavurnn bn e j i mssan insmm. E p ai vns fre al publicazin !
Alure ai part l organizazin dla tampl e as riun al cumitt int l ambulatri dal dintsste. Ttt d acrd, j al numinn presidnt, anc parch j avvan pre ad fri dspt vsst ch l re l a trapanri e a cavri i dnt !
As furm qutar scudar e ogni scudre lavve al s capurl.
La prmme, cl avve d arivr da matne, l re qualle di qurc e dal pnit.
E vutar a dir: Bn m cs avvle da fr ? Da cṡar al tajadll ?
N, an i av brṡe ciap. L avve da fr ciucher i qurc , al pnit e i pniatn.

La secnnde l re qualle di stuflarn e di canpann e lavve d arivr dal in s. A j re di stuflarn ad ttti al fte. A tachr d li ucarn ai stuflarn con la balne int lacue, chi fvan al vrs di ruṡgn, in fn a dal pv ad ttti al miṡr fti in c con la scrze di vnc. E p a j re i canpann d ogni srte fte e i canpanz dal bargamn.

La terze lre qualle di bidn ad lte clavve da gnr d in ż.
Con di pz ad laggn lavve da ṡbatar di bidn ad benzne taj a mż, di bidunzn e di buslt ad lte ad ttti al miṡr, cme di tanbr.

Lltme, cl avve da gnr da sre lre qualle di cic e di bss.
Lavve suqunt cann (1) e di parpignn (2) e p a j re anc un ciarrg cl avve tlt in prst (d arpit) la scarabtle al canpanr (3). Int la scuedre as re p żunt un quaicdn con dal castagnl e di cic-cic, mo brṡe con la stipe : al dintsste al l avve pruib parch l re trp prigluṡe.

E vutar a dir: Bn m l unurchstre !
i bn, stavlte a j av ciap! Lre prpi unurchstre, anc parch al dintsste l avve cunsgn ai qutar capr un fujtt prn con i tenp d azin d ogni scudre. Un spart da pere!

Al d dal matrimni, fin al nz, vrs sre, stra al lmm e al scr, as tach a vddar in paaiṡ un rigr c al n re brṡe norml. As vdve pasr dla żnt a p con di scartz snpar grnd e in bizicltte con di spurtn atc al manbri e ttt i taṡvan ! Incin dscurve e l andve par la s stre, in ż, in s, in a matne e in a sre, snze dr gnnt.
J andvan ttt a tr puṡizin in mż al frutett ca i re tuch, a zirche tarṡant mtar d inturan a la c di spṡ. Alure Altai l re ttt un frutett !

Quant al guint br e int un gran silnzi as sintve sul i ranc, al dintsste al d l urdan ad tachr.

Alure ai part la scudre di cic e di bss e sbbit dpp qualle di bidn e di buslt.
Dpp a sucunt mind i dṡmssan ad pche e ai tach a sunr la scudre di stuflarn e di canpann e a j and dr qualle di qurc e dal pnit.

In st mntar che al scudar is dvan da fr a fr dla gatre, dndas al canbi, cum a j re scrtt int al fujtt che al presidnt l avve d ai capr, pian piann al zairc al s asvinve a la c di spṡ, arpiat in mż al frutett.
Quant j arivn a una cincuantne ad mtar da la c di spṡ al scudar is farmn e i tachn a fr dla rggie ttti qutar insmm.
Av ps imażinr al diavlri stra canpann, qurc, bidn, cic, bss .. e anc quel tar. Rbe da fr guintr mt e fr stiupr li urcc e al zarvl.

Alure a s api la lmm int la curt adnanz a c, i spṡ i vrsan la prte e vensan fre con un zucn ad vn chi pugnn in vatte a una calstre che j avvan prepar prmme (as vadd che una quaic spjje li avve infurm).
Quant al vsst acs, al presidnt dintsste al d l urdan ad farmr incse. I sunadr i dṡmssan ad tamplr i s strumnt, i saltn fre dal frutett da ttti al band e, ttt cuntnt, i tachn a fr j auguri ai spṡ e a bvvar a canle dal bigt al vn dal zucn. Sugh al zucn, ognn al turn a c s coi s żdz e i spṡ i psnn apusras in pṡ.

La tampl lre fin ! Lre dur sul un ure parch i spṡ j ran st al żg ! S j avssan ft i sparfidiṡ, ins fssan brṡe ft vddar e i n avssan brṡe ufrt da bvvar alure s che la tampl la srv and drtt infn a matne. Frsi l par qust che i bulgniṡ ad zit i la ciman maitin!

1) Cann (pl. cann) : I re un cadnzz atc a un s che, con la stsse mse cme par cadnazr un ss, as i fve ṡbtar la pnte in vatte a una cuptte ad fr in duv a j re un mssti ad sulfne e pllvar naigre. Al fve l eft d na stiupt e i cuntadn j al druvvan par ṡmarir i sturn int al furmnt e int l .
2) Parpignn (pl. parpignn) : l re una frsste longhe ad curm che, a savairle druvr bn, la fve al cic e las druvve par der s al cavl dla dumadure.
3) Scarabtle (pl. scarabtal) : l re un s con dal mantt ad fr atach con di uctt e, scuduzndal, al mantt i ciuchvan in vatte a l s. As druvve in cṡe in pst dal canpn quant , int la Stmne Sante, al canpn j ran ligh.

Andrcco Mazalm

A j ran zrche a cavl dal 30. A j re dla gran miṡrie in gr!

Alti. L aslt al vapurn

ed/di Enrico Grimandi (cum l scrtt l autur/nella grafia dell'autore)

A j re trai scudar. Qualle di insavunadr , qualle di ṡmadunadr e quale di arpghn.
La prmme a mttras in azin l re qualle di insavunadr. L re messe insmm da qutar o znc cnno che j avvan ciuf d arpit sucunti sci ad savn da bugh int la bugadar ad famajje. Las mitve in azin quant a j arivve ad curse da la stazion d Alti al cnno ad vedatte con la nve che l ltum bruzi l re ble and in paiṡe e l re dr a dscarghr. La stazin lre zrche a mż chilometar da la rte ad Svne (1) e ans psve brṡe tachr trp prst a insavunr parch se n l insavunadre la se schve e l eft l re pi ardtt.

Vutar a dir: Bn m csa farni sti cnno col savn aṡvn a la rte ad Svne? Is lavarn o frsi, par ṡburdlr, i lavarn al sumren ?
N, an i av brṡe ciap ! Is preparvan a insavunr al rutai !
E vutar a dir : M che brv ragaz chi tinan natte la ferov
N, an j av brṡe ciap gnanc st vlte e ads av dgg al parch e al parcmm.

Da agst a utbar al vapurn che da Malalbrg l andve a Bulaggne pasand da Alti, Bariṡle e Mnrbi, l avve snpar sucunt vagn avrt in duv i carghvan al barbabitt pr al zucarifzzi ad Bulaggne, cl re prpi l ad dr da la stazin zentrl. I ran di vagn spezil con la guardile; un gabit tach a l ltum bandn dal vagn in duv ai stve al guardin frenadur, drett in p cme un sardn in sctle. Quant al vapurn, coi vagn carg ad barbabitt, l arivve al pnt cal cavalve Svne al tachve a ṡbufr e al fve una gran fadghe arampgndas s par la rte.
Imażinval s pr al rutai insavun ad frassc che ogni tant j i fvan dr un quic ṡbliṡgt ai rudn. As p dr che int la rte l ands dabn a ps ad lumghe.

Alure as mitve in vre la secnnde scudre: quale di ṡmadunadr. t o dṡ ragaz un p pi grandn, arpiat ad dr dal zd ad spn bianc ad bande dla rte, i tachvan a tirr di ss e di madn al guardil par mod che i guardin in s insugnsan gnnc ad mttar fre al nṡ. I ṡmadunadr is ciamvan acs parch quant i finvan al muciadn ad ss che j avvan arpiat, tulandi v da la ferov, j andevan a madn. E l ai n re infen c as vlve e p lre anc tre grse !
In st mntar che i povr guardin i stvan bn asr int al guardil par vid d an ciapr una ṡmadun int la frnt e al vapurn al s arampghve s par la rte, a j entrerve in azin la trze scudre; qule di arpghn.
tar qutar o znc ragaz, i pi sparlungn, i saltvan fre d ad dpp dal zd con di arpghn ligh ad c da una prdghe e i tirvan ż dai vagn ttti al barbabitt chi psvan prme che al vapurn al cavals Svne.
Quant l aslt l re fin e al vapurn l re ble adl da Svne e v cl andve a la bse vers Bariṡle un pc pi alżr, ttti al squdar i fvan al prt dal barbabitt sparguj ad bande dla la rte. J asaltadr i stvan qusi ttt int la Curt ad Pizz (2) e i turnvan a c in d e d qutar con una braz ad barbabitt che i tajvan a pzuln col pudt e p i dvan da magnr par sucunt d ai cunn, al ninn e al galn.
L re ttte pvre żnt che con chi d suldn chi fvan s vindnd i cunn, li v e i capn al pulinarl, i psvan cunprr un grinbaln nv dal marzr o fr fr al calzulr un pre ad scarpn pr i fangn. Col ninn invzi, una vlte inft, una famajje la tirve innz un n.
L aslt al vapurn a la rte ad Svne da prt duna ghnghe ad ragaz, con la rubar ad sucunti barbabitt, a la fn al dve una man a uneconom da miṡrie e ttt, in famajje e int al paaiṡ, i srvan un c ... e anc ttt d ! Anc i carabinr.
Tant al barbabitt di cuntadn j ran ble st bṡ a la paiṡe dla stazin d Alti; chi armitve int al paiṡ j ran sul i sgnurn, padrn dal zucariffzzi ad Bulaggne e a incin. ai gnve di scrppal.

(1) Svne : Al canl ad Svne
(2) Curt ad Pizz : Burgh ad braznt

Andrcco Mazalm


Dialtt dla Cianva - Dialetto di Decima (frazione di San Giovanni in Persiceto)

La Cumedila dal Dialětt dla Ciṡanva

ed/di Ezio Scagliarini - Ascolta il sonoro

Canturln I

Ind al bl mż dla nt quand l pi br,
da sucunt d a sintva cm un laměint
chl um żdva dal prmm sn, quěll chl pi dr.
A capir chscagza in cal muměint!
E ttti al nt as ripetva al ft,
e sěnper quṡi um gnva un aziděint.
Avva bla pra ed dvintr mt,
pŏ ai ŏ pins a na quc instariar
o al divel chal vlss gnr par fr un pt.
A sŏun parfn and ind labaz,
dai fr dla rca, pŏ m sŏun ft bandr,
m a n ŏ bṡa prs ste gran malincun.
Al m dutŏur al m sav sŏul dr
che a zěnna an v bṡa běin gnc e friżŏun
e par medgnna un qul par digerr.
Mo ltra nt ag f lapariziŏun
e ads a vi cuntruv cum l andda:
Avva apĕnna dtt al m uraziŏun,
la prta běin ciavda e cadnazda,
i scr dla fnstra sr con la marlĕtta,
al can lupn l fra a fr la bda,
che ind la m stanzia ag f cm na sajětta
e sbbet dŏpp la vŏuṡ dla malat.
M ai ŏ curg, mo m vns na gran caghĕtta
ajt - a gva - ajt o mma m!,
a m sŏun sfrunbl vrs l ss, ṡvlt cm n livrn
chavva sŏul la vjja ed scapr v
Ag un fantṡma, al divel, n asasn!
A gva con la tsta in gran bursca
e dala pra am vns un bl ṡmalvn,
acs a casch cum un crp mrt al csca
 
Canturln II

Al bichr d cua, quĕll dla cumudnna
al m ariv ind la fza al inpruvṡ,
m s vědd chla cunt pc la bagnadnna,
parchě a sint d s-cif ind i bajṡ.
M a n arvv vl vrr c pr incin mutv,
mo dŏpp a ter d frt e dezṡ
la pra ed ciaprn anc di pi catv
lum f guardr la m apariziŏun
chmulva ṡmatafln da men vv.
D s, gmtt mŏ d busrum, bn dabŏun?
- A g g quand um gmit la tarmarla -
Picrm a m ind la m abitaziŏun?
E pŏ ind la fza, cha sŏun bla vila?
Fantṡma o nŏ al n um piṡ prpi brṡa,
mtt żŏ cal man, finssla cŏn ste gnla.
E pŏ and drtt, livndum s in camṡa:
t frsi un m parěint, un anten?
Epr a n ft dr dal měss in cṡa!
O t llma inconsolbil d un dan?
E in st mntr a m al sŏun vsst ed banda al lt:
l run nunin con di cav arżint
e al parvn chl avss biṡŏggn d aft,
con c luṡnt chi stven par zighr.
M a m sŏun cums a věddrel in cal stt,
e alŏura a g: Parchĕ m t gn a picr?
Dm mŏ chi t , che t um f tanta pěnna
che m sa ps a t vrvv prpi ajutr.
E savss ps l arvv ciam anc a zěnna.
M pi a g guardva e pi a pinsva: A l cgnŏss!
Mo sa l cgnusva, m al cgnusvapěnna
e l al ccur, dŏpp a d clp ed tŏss.
 
Canturln III

A t ŏ d żŏ i puln par v t at żdss,
che t r indurmint pi dl urdinri,
parchě stasra a vi che t um capss;
dal ml a n t in vi brṡa, anzi al cuntrri:
seběin cha l sŏ che t t un farabr,
a sŏun vgn qu da t par ccŏrrer sri.
E pŏ cum sl avss lt ind al pinsr:
Se t t an um cgnŏss pi l cŏulpa t
e quěsst l al qul che pi l um f sufrr.
M ai ŏ pins: Puvrětt, l bla ed c
chal v in ardig frsi par tiṡ,
e a g ŏ dtt frt: Mo m a n ŏ gnanc dtt ,
e t fantṡma dm che angar
ja mi ft a un vc, m, sěinza vlěir
e infn dm al t nmm se t t s al m.
Cgnŏssrum par t l arvv da sr un dvěir
parchĕ t n e pŏ t st qu a Ciṡanva,
m a sŏun al t dialĕtt, st al v savěir!
A pins sbbit: Quĕssta mŏ l nva,
stu-qu l mt cm un ṡdz pver vciarln,
a fnnż ed drg a mĕint e a g par prva:
Mo běin, mo dt dabŏun, al m bŏun vcn?
st al m dialĕtt a t ŏ sĕnper vl běin
parchĕ t al s cha sŏun un dezimn
e a Ciṡanva ttt a sěin par běin,
na zirudlnna a n t l avěin mi neghda,
m a l dgg par frt capr cmat rispetěin,
mo d bĕin s, m a g ŏ la prta srda
e a un zrt muměint t r dal bandŏun dal lt.
Cmt ft a gnr da m, dm mŏ la strda
cha t psa pardunr anc sl un ret.
Canturln IV

Al m destn l sgn - al cminz a dr -
e quěssta qu l lltma m ucaṡiŏun
parchĕ dal ttt m a n vrv mnga murr,
e Quĕll che d ttt i mnnd l al Padrŏun
alŏura al m conzs al deṡidri
ed frum vĕdder qu int nabitaziŏun.
Cum'ai ŏ ft l anc par m un mistri
m a ra ind al t zcc, ind al zarvl,
a ra ind n anguln, cm sr ind l armri,
e vgnagnd fra a vdva al t rudl
e l par quĕll cht um sintv lamintr,
che par m cŏunt l dĕintr ag manca qul!
Běin mo csa dt, e ads cmja da fr?
l un qul grv? Mo ria acs da cn?
Ala t et l mi che t t ls str,
a t manca un quc rudln, mo i pi cinn,
se incin s n acrż et p canpr mll n
che qu eg g armṡ a t i ŏ lustr a puntn,
st mŏ trancull chal n bṡa un gran maln.
E m: A t ringrzi, dm un ter qul,
pr in dut vgn fra, sěinza fr di dn?
Mo dala bŏcca, par m l norml,
e sbbit dŏpp um fva chrn e s
in md che t t an sintss bṡa dal ml.
A sntr acs um sŏun anc pi cums
e ai ŏ pins chal gss la verit,
acs a g ŏ dtt: Farŏ ttt quĕll cha ps,
mo chvum lltma m curioṡit:
dala scagza m a sŏun scuṡi mrt,
t vgn da m sŏul par fatalit?
T ag ciap, chavěin tir la srt.
Canturln V

Ttti al furtun al tŏcchen sěnpr a m!
St um tr in bl, perŏ, m a sŏ balr:
t dmndum qul, t at sintr dr ed s!
M prmma d nna a t a t vi bravr
parchĕ ai t fi t an g ĕ bṡa insgn l dialĕtt
M a salt s: Bṡa vlěirum cundanr,
che t t al s, cm lĕingua t un p vcĕtt,
ads as ṡa invzi ed t l inglěiṡ
cal dn, t al s, bṡŏ tri cŏl mujĕtt
a insist un pc e dŏpp um sŏun arěiṡ.
E l: A capss, che ste generaziŏun
l da savěir l inglěiṡ e anc al ciněiṡ,
mo a n srvv bṡa ml mantgnr al tradiziŏun,
almnc un pc par psĕirli tramandr.
In mż a tanta globaliżaziŏun
al d d inc al lĕingv bsŏggninparr
e ai ŏ piaṡĕir parchě ali n m surl,
mo i dialtt i n s plen bṡa ccurdr!
Fra n e lŏur an g mi st dul
(e cham riṡlta, gnanc fra n frad)
e pi in sav, pi m um chv al capl!
Perŏ l arcrd di ṡ dal tĕinp indr
l da fr prt dla vstra umanit,
bṡŏggna evitr che al tĕinp l i prta v!
Qu a l ŏ interŏtt par dr la m id:
Fra i dialtt chavěin n qu d intŏuren
um s che t spp fra qu pi furtun:
dimnndi it ccŏrrn in c e par cuntŏuren
con t dialĕtt dal rmm as piṡ ed fr
cha fĕin pi zirudl che pan un fŏuren!
L vĕrra - al g e a ps sŏul ringrazir.
Canturln VI

Peppno Urtln e anc scar Muntanr
- al g con emoziŏun al inpruvṡ
m a stg insĕmm a lŏur a ciacarr
in mż al s ruglětt in paradṡ,
mo ai vster żven chi an ste gran pasiŏun
a vi dr qul a lŏur frt e dezṡ:
Cum pizn ciam dal furmintŏun
a n arduṡ dla żĕint l par cranvl
chi ascŏulten zirudl a profuṡiŏun!
Al qul l um f cuntĕint cum un fringul,
mo m pi dal cranvl a vrvv durr
e ṡluntanr al msm al funerl!
Coi mż d ads as pl anc registrr,
e scrtt la zirudla běin puld,
incsa insĕmm biṡŏggna pŏ archivir,
e par chlan vga prsa m a v invd
a tgnrla in bibliotca l al sicr,
che incin psarvinrla par diṡgud,
par v chla slta fra ind un futr
quand ind al mŏnnd ag sr sŏul un lingug,
par dimostrr cum l ra al dialĕtt pr.
E alŏura bṡ fr bĕin ttt i pasg
e scrver in dialĕtt con coerĕinza,
che l itaglin an fga incin cuntg.
M a salt s, tuch ind la m cusiĕinza:
Una quc vlta ind na zirudla
dialĕtt e itaglin in cunvivĕinza
a g i mitěin, acs la vn pi bla,
e la f rdder, sppet mŏ sinzr.
Mo l: Sa inbastard la m favla,
a ridr vuter, m l um f zighr!
 
Canturln VII

E pŏ - l al cuntinu - a vi anc dr
che i vrs i vlen lng ttt quant prezṡ,
e in cla partda qu am pr d capr
cha n sdi brṡa ttt dal stĕss avṡ,
in md che m a zupg con ttt d i p,
e quĕsst sa parmit par m l un sfrṡ,
mo qu a stg ztt, che al canp al n bṡa l m.
Um s chet cměinz a avĕir un p d pretĕiṡ,
t avv apĕnna dtt un pc pi indr
- a g pŏ m cha m ra scuṡi ufĕiṡ
che al lĕingv e t a s cl e camṡa.
t dtt acs o t ja ml intĕiṡ?
M s, a l ŏ dtt, a n al ng prpi brṡa,
mo par andr d acrd, cm fra i umn,
se ognn al st ind al s, la pṡ l d ghṡa!
E pŏ l l and d lng: A vi na man
par vd chi scrven ttt in cla manra
Mo qu m a salt s: V pian, v pian,
set v anc quĕssta, m a t dgg bna sra!
T an vr ma ttt chi sggn sŏuvr al vuchl,
che dŏpp a lżr as rŏunp anc la dintra?
Mo nŏ, quěsst qu l un qul da inteletul!
Al n bṡa věrra, rza d n ignurnt!
L ŏura d scrver ttt in md ugul!
St atnti a quěll cha t dgg, chl inpurtnt:
tul s l rgol che pŏ andr v lss,
l fzil pi t an pĕins, a stg garnt!
T dl a ttt, a vrvv che t al żurss!
Parchě an g ntra strda o ntra cra
par evitr par m lapucalss
e pŏ in pc těinp la mrt scuṡi sicra.
Canturln VIII

Par m v bĕin, a żr cha t dg a měint,
perŏ par chi ter, m a n dgg gnnt a incin!
Parchĕ se m a tr fra l arguměint,
mo bdt a t! - dir d sicr quelcdn -
t gn da n par fr al milurdn?
Mo t chi t, par rŏunpr acs i quajn?
M a fg cmum pr, cha sŏun pi genun!
E pŏ, chi pl mi crědder a ste stria
chla pr na fla fta pr i putn?
E l: M a n vĕdd brṡa tanta bria!
A vŏuṡ o scrtt t drva al t parl,
par fr in md ed psĕir cantr vitria,
a g pĕins pŏ m a mttrig al tarl!
M a starŏ d l a vědder e a drt ajt,
a mttr al ŏurden t ttt quěll chag vl;
e pŏ par dret n ter contribt
a mtt s la t strda un gran zarvl
studiŏuṡ dal lěingv, al miŏur in asolt,
n chal s d lttra, un zrt Dagnl Vidl,
n che i dialtt al scsa dala guza;
t dg a měint a l, chal strIga qul!
E gui a t set vlss tajr la lza,
che adsa m a sparss, mo al sŏ in dut st,
e ttti al nt i srnn ṡbarln in fza!
Pŏ l um guard con c pn ed bunt;
m a l arvv vl strichr ind un abrz
mo in stměinter cha t al dgg al s scuaj
e pŏ um sint ind nurĕccia cm un ṡvulz
e a m artruv canbi, cha n sŏun pi quĕll;
and ala prta a vrr ttt i cadnz,
e pŏ and fra a věddr al zl e al strĕll.


zio Scajarn
 

 

Al pit ed turtln

d Ezio Scagliarini

Quand a sun meżd as psva snter
Bruntlr na pgnta al fg suvral furnl
La tvla granda col sarvzzi bl
Lra  imbandda con b fir al znter

M m sn sid al m pst e in cal mnter
I m an  sarv d un pit talmnt spezil
Chal parvr al brd e anc al żojl
Che insm ai s gemln  g nudva dnter

E intnt che m ag guardva pi d avṡn
Con lcua cra in bca par l udur
Ai purt a la bcn d chi biln

E stai dnt immns l st l savur
Unemozin intnsa cm l baṡn
Ec d la mma o al prmm dal prmm amur.

Il piatto di tortellini 

di Ezio Scagliarini

A mezzod potevi gi sentire
Un brontolio di pentola ai fornelli
E fiori posti al centro allegri e belli
La tavola finivan dimbandire

Seduto mi son visto poi servire                                                    
Un piatto pieno doro e di gioielli
Per il color del brodo e dei gemelli
Che galleggiavan dentro ad arricchire

E mentre lo guardavo da vicino
Con lacquolina in bocca per lodore
Mi son portato al labbro un gioiellino

Ed al palato immenso era il sapore
Quellemozione intensa del bacino
Che d la mamma o il primo grande amore.

 Al zo americn

ed/di Ezio Scagliarini

I

Una matṅna in Uṡa, Springfield Mas.,
Ind n n dal prmm inzzi dal novznt,
Al caminva in strda, svlt al ps,
Con mll e mll pinsr ind la s mnt:
Al s sustanz cuṡrni? Sul un ss,
E par de pi i ccurven difarnt!
Mo lura lra vgnda ed fr la prva
Se in Uṡa as psva avir na vtta nva.

II

I tmmp i rn ed miṡria a Ciṡanva
E l emigrr dvint scuṡi nuṡanza;
Se lavurr da n sr st na nva,
In Uṡa - i gven - ag n in abundanza,
L in dvv l ṡbarch l, sta la piva,
Snza pi un sld, mo in cr la gran speranza
Che l an sr st mai pi tra i pi puvrtt;
Se lta l la vtta, mi scunftt!

III

Ind la s lttra al zo l avva scrtt:
In c da m, par t, ag smpr un lt,
Travrsa prst al mr che l un deltt
St an vn ma sbbit qu, che m at aspt;
Al fbric ttti ali an biṡgn d adtt
E un pz ed pan al g , vin qu dirt!
Pr al viż di sld in prst dgni parnt,
(Tulndṡ al pan din bcca, pvra żnt).

IV

Che maravja granda al bastimnt,
Che cṅna la valṡ con la s lza.
Al schf quand s ztach dal baṡamnt,
Che lgherma righva la s fza,
Mo da la bca an vns gnanc un lamnt,
Anch se al s cr picva cm na mza.
Oh, cmandr v da c l csa chra
Set pns d an psir pi arvder la t tra!

V

Quand l ra chlm al vnt, immns e pra
Al mr, mai vsst, f lemozin pi granda,
Per cla nt cha vns la gran bufra,
Mo un salvarja mi? lra la dmanda;
In nv che confuṡin, una galra,
Intant chal vumitva s la branda.
Infn la dna con la lṡ in man:
I rn ariv ind al stt di americn.

VI

La fsta la scupi e chi cristin,
Cuntnt, cumm i saltven! Cm s ali nd!
Al siziglin brazva l emiglin,
Socunt zighven, l ra l finimnd!
Mo dp, ttt i cuntrl e chi itaglin
I vdnn N Irc,  luntn, cm ind n ter mnd;
Dutr e documnt e pasaprt
e gnanc tranqull un pc par la s srt.

VII

Al f p ar, un d chpiuvva frt,
Chariv al zo a frig da garnt
E al psva finalmnt lasr al prt:
Oh ala fn ti qu, al m birbnt!
Ali ren tri parl, mo che cunfrt!
A c cumm stni, d m, bn ttt qunt?
E un gran abrz chal cfva ttti al pr:
In treno andn a c dvv t at ristr

VIII

Edmn al sr un bl d, giurnda d r,
Che l al prmm d dla stmna e l prmm dal miṡ,
Mo frsi t bisgn d un pc d arsr...
Ai las i amg, la c, al paiṡ
Pr avir un qul preziuṡ pi che un teṡr:
Un lavurr e sbbit e anc sl piṡ
Va bn putn, st vjja ed lavurr
T t vdr che qu t al trv un qul da fr!

IX

E al caminva adsa par zarchr,
Portafurtuna sul cal sasuln
Che un d, prmma d partr, l and a ztachr,
Pr arcrd dla s famja, ind al camn.
Pr an str dnanz a un padrn a tartajr,
Al zo l avva scrtt ind un fuitn
Looking for work (a zirc un lavurr),
 Che snza ccrrer l ra da eṡibr.

X

Acs quand l ariv p ind un cantr,
Guardnd al ps distnguer al padrn,
Al s avṡin cm sl avss qul da dr,
Al mustr al fi e, firum cm un fitn,
L aspt larspsta snza interferr.
Tumra, al ps capr chal gss lumn
Che dp li salut cn un scuplt,
E l l s invi vrs c col ps dal trt.

XI

Bṡggna suvgnrsla fn stasra ali t
Par drla al zo, che par ads l fra,
E par an fr figra da ucart,
Cam tumra, mo csa vl dr tumra?
Cantand, m a m al ript fn chan sn ct!
E acs d ccurdrsla ag and v la pra.
Tomorrow, Nando, al st? Al vol dr dman:
Ads t avgnr e vtta ind al t man!

XII

Sin vl savir de pi d l americn,
Av dgg che dp l and a maravja:
Un bn amstr, na c coi tulipn,
Con la s dna al mit s famja.
Adsa i fi di fi l ingliṡ i al sn
E dla miṡria, p, n g n gnanc na crja;
Quelcdn dal du l frsi un pc trp grs,
E in c, dntr a un bl vṡ, a g cal ss.


Dialtt ed Pimz - Dialetto di Piumazzo (MO)

Al gt di Tartarin

ed/di Cesare Bonfigliuoli

Zirudla, qu a Pimz
Una dna l prs al gt

Un gatto fino, io vi dico,
il suo nome Lodovico.

I l n zarch ttt, grnd e cin,
Ma inciun l vsst al mnin.

La famajja disperda
La s mssa par la strda,

i in part con al furgun
s e ż par la regiun.

Bulaggna, Caṡalcc e Zla,
Pragti, Craspl e Anzla,

e i dmandvan a ttt qunt
si avvan vsst un gt grṡ e binc.

I n gir ttt disper
fin a San Żvn, Żindrgual e la Pal,

e p Crevalcr, Bonprt e Surbra
dvv i fnn na gran gatra.

Sgnura avv vsst, par chṡ, un bl gatin
Binc e grṡ sainza nastrin?

I l n vsst in piza a Sulra
Ala farmda dla curra.

Binc e naigr al n bra l!
Cal gt qu an s cta pi!

I l n vsst na sra a Manzulin
Chal znva con un pundghin.

Pvar gt! Duv t and?
A sain ttt disper

Sainza magnr tanti giurnd
Int al cl t g ar al tlard.

E gra gra cun ste furgun
I in ariv fin al Abetun.

La fila, chl in viż ed nz
La n drum d e nt,

dalAustrglia la telfona a Pimz
par savair si n truv al gt.

Alura la padruna la tl na deciṡiun
par coinvlżar la popolaziun,

una bssta pina ed quatrin
par chi prta a c al gatin.

Na sra, clra gnnc nt
I vsstan un gt saltr un fs

Lra l, ttt meland
Che a c l ra turn.

Ala vssta dal gatin
I fnn fsta i Tartarin

I mitnn in mto la padla
Tcc e di la zirudla.


Dialtt ed San Gabaril - Dialetto di San Gabriele di Baricella

Stefano Rovinetti Brazzi l un profesur ed latn e grc e l anc l autur d un artccol inpurtnt sura l'evoluzin strica dal dialtt bulgnaiṡ ("Monottongazione e morfologia del nome e dellaggettivo nel dialetto bolognese: ristrutturazione o analogia?", in LItalia dialettale, Anno LII, Vol. LII (Nuova serie XXIX), 1989). Par sntrel in st mnter ch'al lż l su poeṡ clich qu - Stefano Rovinetti Brazzi insegna latino e greco in un liceo ed autore di un importante articolo sull'evoluzione storica del dialetto bolognese ("Monottongazione e morfologia del nome e dellaggettivo nel dialetto bolognese: ristrutturazione o analogia?", in LItalia dialettale, Anno LII, Vol. LII (Nuova serie XXIX), 1989). Per sentirlo mentre legge le sue poesie cliccate qui

(Nta: a druvn qu l'urtugraf dl autur, ch'l' p qualla ed ste St adat ala fontica dla s żna e una particolarit: l al saggna con na dppia ttti l vlt ch'ai una n velr lnga. As prv fr anc pr al bulgnaiṡ zitadn, mo an s f brṡa pr i mutv spiegh ala pgina dla fontica ed ste St - Nota: usiamo qui l'ortografia dell'autore, cio quella di questo Sito adattata alla fonetica della sua zona e una particolarit: lui segna con una doppia tutti i casi di n velare lunga. Si potrebbe fare lo stesso per il bolognese cittadino, ma non fatto per i motivi spiegati alla pagina della fonetica di questo Sito).
 

Ala lṡ dla sre

Ala lṡ dla sre
iṅ cal bl silṅṅzi br
sṅṅze al cantr di pasarṅṅ
al Sgnŏur m dgg l i avṅṅze
e l mṅṅde fre
iṅd al silṅṅzi bat dal vṅṅt,
al muntgn e i sfundariṅṅ sŏttcue
e al zl stra nvl e strl,
e nne e dŏu e trai vlt
al clŏmmb a dri
a qu chi s rn aṅgh
cus ni mi ft
che l l i vl ttt
chi n tṡan mi
parch cal vṅṅt dla sre
cŏn tiṅpste e pive
al f sṅṅpar pi br
e cum farl po l
a sṅṅtr e a dr
al vŏuṡ ad ttt?
chi n s cardssan mi
al paradṡ l qusst
brṡe un żardṅṅ
mo un sunr ad vŏuṡ
na siṅfun ad ttti
sṅṅze tṅṅp un bl prs
iṅd un zirc sṅṅze fṅṅ
a fr uṅ culŏur ad ttt i culr
la vŏuṡ dal Sgnŏur i s c e al sŏu mṅṅ
e ali urcc, uṅ biṅṅc sṅṅze br
e ccŏrrar e pṡ dl etran.

  Alla luce della sera

Alla luce della sera
in quel bel silenzio buio
senza il canto degli uccelli
il Signore, io dico, si stupisce
e manda fuori
nel silenzio battuto dal vento,
le montagne e le forre sottacqua
e il cielo fra nuvole e stelle,
e una e due e tre volte
il colombo a dire a chi
era morto annegato
cosa hanno mai fatto
che lui li vuole tutti
che non tacciano mai
perch quel vento della sera
con grandine e pioggia
fa sempre pi buio
e come far poi lui
a sentire e a dire
le voci di tutti?
che non lo credano mai
il paradiso questo
non un giardino
ma un suonare di voci
una sinfonia di tutte
senza tempo bellezza persa
in un cerchio senza fine
a fare un colore di tutti i colori
la voce del Signore i suoi occhi e le sue mani
e le orecchie, un bianco senza buio
e parlare e pace delleterno.

     
Uraziŏṅṅ

Bt al mṅṅ Sgnŏur
rdd e ccŏrr
cha siṅtṅṅ la vŏuṡ
dal t silṅṅzi
e stramż a i sṅṅ n
chiṅd la t bŏcche avrte
a stṅṅ da sṅṅtar
la vŏuṡ ad ttt;
e lasi ccŏrrar
cha piṅsri i tṡan
e ai tṡ al Sgnŏur,
e a vlir e an vlir brṡe
a savir e an savir pi
ai o vsst dla żṅṅt zighr
d an sṅṅtri pi.
Mo al Sgnŏur l l sulfanr
dal mŏnnd e iṅd al sŏu mṅṅ
dl etran al vŏuṡ nstri
a n i pirdṅṅ pi.

  Preghiera

Batti le mani Dio
ridi e parla
perch sentiamo la voce
del tuo silenzio
e in mezzo ci siamo noi
che nella tua bocca aperta
stiamo a sentire
la voce di tutti;
e lasciateli parlare,
se ci pensate tacciono
e tace Dio,
e a volere non volere
a saper e a non saper pi
ho visto gente piangere
di non sentire pi.
Ma Dio il robivecchi
del mondo e nelle sue mani
deternit le nostre voci
non le perdiamo pi.


Dialtt ed San Żvn - Dialetto di San Giovanni in Persiceto

La parbola dal Fil Strasinn tradtta da Bertn Sra - La parabola del Figliuol Prodigo tradotta da Roberto Serra

Lcca 15, 11-32

Al fil strasinun

Al g nc:
Un man l avva d fi. Cal pi żuvan al g a s pdar: Pop, dm m la prt dal patrimni chum tcca. E al pdar al f du prt ed ttta la s rba.
Pas socunt d al fil pi żuvan, dpp ardtt ttt i s qu, al part pr un paiṡ luntn, e l al strasin ttt i bajcc, fagnd na vtta da scavazzacl.
Qund l av spiṡ incsa, in cal paiṡ a riv una grn carest, e l al tach a avir biṡggn.
Alura l and a sarvzzi da n ed cla regiun, chal li mand ind i canvr a pasturr i ninin. L arvv vl rinpres col curncc chi magnvan i ninin, m incin ag in dva.
Alura al turn in l es al g: Qunt ed chi brazint in c da m pdar i an dal pan in abundnza, e m a sun qu cha mrr ed fm! A um ciapar s, andar da m pdar, es a g dir: Pop, ai pch cuntr al zll e cuntr a t; a n sun pi daggn d sar ciam t fil. Trtum bin cunpgna n di t garżn. Al part, es l and vrs s pdar.
Qund l ra nc luntn, al pdar al li vsst, e cums ag crs incuntar, ag salt al cl es al li baṡ. Al fil al g: Pop, ai pch cuntr al zll e cuntr a t; a n sun pi daggn d sar ciam t fil. Mo s pdar al g ai sarvitr: Spicv, purt m qu al ftiri pi bl e ftl, mitg l anl al dda e i sndal ai p. Purt al vidl pi grs, mazl, magnin e fin tuglina, parch m fil l ra mrt e l turn a vvar, al s ra prs e a l avin turn a catr. E i tachnn a fr tuglina.
Al fil pi vc l ra in canpgna. In st mintar chal turnva, qund al f duntr a c, al sint chi sunvan es i balvan; al ciam un sarvitur es al g dmand sa capitss. Al sarvitur al g arspund: Ai turn t fradl, e t pdar l ft mazr al vidl grs, parch al l turn a avir san. L al s inar ttt, e an vlva pi andr dintar.
S pdar, alura, l and fra a preghral. Mo l l arspund a s pdar: u, m a t sarvss da tnt n, a n mi diṡubid a un t urdan e t t an m mi d un cavrtt par fr tuglina coi m amg. Mo adsa che st fil che qu, chal s magn ttt i t bajcc con dal dunzi, l turn, par l t maz al vidl grs.
Ag arspund s pdar: Cin, t t sinpar mg, e ttt quall ch m l t; mo biṡgnva fr barca e sar cuntint, parch t fradl l ra mrt es l turn a vvar, al s ra prs e a l avin cat.


Dialtt d Altai - Dialetto di Altedo

ed/di Milla Martinelli

L insnni
 
Ai un insnni
ind al cr
e ind la mnt
chal d un sns
al m lavurr,
chl um d
la frze ed lutr,
l um tre s
qund a n in ps pi.
Al sul pensr
l um f canpr.
A vi na c
in mż ala canpgne
con d inturan
canvr ed frt,
ed furmnt,
ed patt,
ed zivll,
ed ttt cal bn di Do
chal ns dala tre
col sul
e dal sudur.
M a m vadd l a lavurr
mo nc alre di filr,
dvv i rm i s pgan
par la frte da purtr.
E al m insnni
l la m spernza,
parch m a vi
infcr acs,
girnd pr al cavdgn
a sintar l udur,
l umur dla tre apanne ar.
A i vi purtr
i m anvudin
par fri sintar
al prufmm di fir,
di ml, di pr,
e fri magnr
una pṡghe ala matne prst,
qund la guze
la n s n gnnc and
e l las
una gzze s la frte.
In cal mumnt
l un savur
che p a n l ar mi pi.
Alre ed chi lbar
a i far vddar
come i vnnan e i vn
al staṡn.
E m a s
che ttti ste sensazin
i avnzan ind al cr
e ind llme
par la vtte.
Qund i arn di pensr,
dali aversit,
i s arcurdarn chi mumnt,
e la pṡ e la serenit
la gnar a gle dai aircrd
dndi na clme e una frze
chl de pi dal patrimni
cha i vi lasr.


Dialtt ed Puratta - Dialetto di Porretta

L'Azzurra D'Agostino l' una poetassa żuvna ed Puratta. La s mand sta bla poeṡ scrtta ai 25 ed li dal 2006, che n a publicn con la s graf - Azzurra D'Agostino una giovane poetessa di Porretta, che ci ha inviato questa bella poesia del 25 luglio 2006. La pubblichiamo con la grafia originale.

e grill

L tri d chai
un grill ser in c
apena ataca a f bur
l e taca a ciamr
e ciama chi ter grill
e ciama al stell
i chemp
i gat
i bosc
e m am pr chad fora
ai sia tott un mond
parft
cmm un mistr

il grillo

Sono tre giorni che c
un grillo chiuso in casa
appena comincia a fare buio
lui comincia a chiamare
e chiama gli altri grilli
e chiama le stelle
i campi
i gatti
i boschi
e a me sembra che di fuori
ci sia tutto un mondo
perfetto
come un mistero


Dialtt ed Bażn - Dialetto di Bazzano

Luca Grasselli, un ragz ed Bażn inamur dal s pajaiṡ e chl anc ft l asesur ala Cultra dla s cmṅna, l publich un lbr ed poeṡ. La pi prt li n in itaglin, mo ai anc quassta qu, in bażanaiṡ, che n a publicn cum al l scrtta l - Luca Grasselli, un ragazzo di Bazzano innamorato del suo paese, per la cui amministrazione comunale anche stato assessore alla Cultura, ha pubblicato un libro di poesie. La maggior parte in italiano, ma una in bazzanese. La pubblichiamo con la grafia originale.

Abiura di Andrea Cappellano

Alaura inamureres l un sburdaz,
un squz dorgasum danma, l un apt
chal sel in bca quand t vd quel ed baun,
quand tgh una quelch to fam.
Alaura al rest li ein tti rob da strolegh,
d qui chi vanden al strl fati a ritrat
ai mat, ai bazurloun chai stan adr.
E qui c lusn par streda da du c,
al feres te dal mnd, po gninta e bur?
O sir sfighedi, sabet d not stunedi,
ghesgh d dmandigh sfilaz intal perdres d taimp;
zirer darloi, fadiga d c chis seran
e nuetar sciavo e salutain e incra
netra volta a sarporta adr al vulant,
amigh d barzlta, amigh d canzaun, amighi
dantighi faid e vic culur damaur:
cunfus liv dan indr sauvra a la taila
d paigla chla not lam dstand e al stmg am masda
ali ltmi brisel d via.

Vangel sauvra vangel, salvza sauvra
salvza, spcunzedi e rumghedi daintar,
bal mat ed cherta spaulta, nvla d sbba
dinzains d Chanel, cicles d zcar bianch:
po lingsa la mor sauvra al cusin,
bus dna fein, bus dun nov prinzpi.
L chal dviva savair chGrazi lan s cata
brisa al marc, chl taila da sgnur, roba
trop feina pr invantersla, par zugheri
coun un garbi ed fil in mez ai did
e al tacaun cus al pan lha tir un sbregh
ca risgh ai andeva fora anca al zarvel;
che an i ein slisarol danzel, mo scurtoun
d sas e grot, un sintir scudg intlerbaza
da zercher e suders tt da par s;
e chsi quecdoun lha cat mai indun bianch
dc un bianch dostia, un lusor d caliz dor
indlor segret d na dona, l parch
an i gninta chlan s sacramaint d s.

Allora innamorarsi uno sbordaccio,
uno schizzo dorgasmo danima, un appetito
che sale in bocca quando vedi qualcosa di buono,
quando hai una tua qualche fame.
Allora il resto sono tutte cose da astrologi,
di quelli che vendono le stelle fatte a ritratto
ai matti, ai tonti che ci stanno dietro.
E quegli occhi fulminati per strada da due occhi,
il farsi te del mondo, poi nulla e buio?
O sere sfigate, sabato di notti (note) stonate,
cucitura di domeniche sfilacciata nel perdersi del tempo;
girare dorologi, fatica docchi che si chiudono
e noi ciao e salutiamo e ancora
unaltra volta ci riporta dietro il volante,
amici di barzelletta, amici di canzoni, amiche
dantiche fedi e vecchi colori damore;
confuse vi restituiscono, sulla tela
di pece che la notte mi stende e lo stomaco mi rimescola,
le ultime briciole di veglia.

Vangelo su vangelo, salvezza su
salvezza, sbocconcellate e ruminate dentro,
ballo matto di carta fradicia, nuvola di sbobba
dincenso di Chanel, chewing-gum di zucchero bianco:
poi langustia muore sul cuscino,
bugia di una fine, bugia dun nuovo inizio.
che dovevo saperlo che la Grazia non si trova
al mercato, che tessuto da signori, roba
troppo fina per inventarsela, per giocarci
con un gomitolo di filo tra le dita
e la pezza cucita al panno ha tirato uno strappo
che a momenti ne usciva anche il cervello;
che non ci sono scivoli dangeli, ma piste
di sassi e scarpate, un sentiero scorticato nellerbaccia
da cercare e sudarsi per proprio conto;
e che se qualcuno mai ha trovato in un bianco
docchi un bianco dostia, una luce di calici doro
nelloro segreto di una donna, perch
non v nulla che non sia sacramento di se stesso.

Luca Grasselli, Una nuda fedelt, Bologna : AZeta Faspress 2006, ISBN 8889982063, prezzo 9


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